Scorie - Gli equivoci sull'erogazione del credito
Spulciando nel sito della Banca dei Regolamenti Internazionali mi sono imbattuto nel discorso tenuto da Adnan Zaylani Mohamad Zahid, vice governatore della Banca centrale della Malesia, a un convegno tenutosi qualche settimana fa a Bangkok. Titolo dell'intervento: "Fondamentali della moneta: origine, concetto e funzionamento nell'economia moderna".
Zahid parte mettendo in discussione la spiegazione che lui definisce "mainstream" di origine della moneta, ossia l'emersione di un bene generalmente accettato come mezzo di scambio che risolve il problema della doppia coincidenza dei bisogni tipica del baratto.
A suo dire (ma non cita fonti) "la moneta, come unità di conto, apparve per la prima volta come misura del debito. I rapporti di credito potevano esistere, e in effetti esistevano, senza mercati e mezzi di scambio. Ad esempio, i debiti derivanti da indennizzi per la distruzione di proprietà, denaro sporco o imposizione di tasse da parte delle autorità."
Ammettiamo per ipotesi che ciò sia vero: resta il fatto che a fronte di un rapporto di credito è pur sempre necessario che il bene oggetto della transazione sia considerato utile da entrambe le parti della transazione, altrimenti questa non avrebbe luogo (volontariamente).
Questo passaggio serve a Zahid per arrivare ai giorni nostri (saltanto a piè pari i secoli di utilizzo di oro e argento come moneta, ma tant'è) e ricordare che le forme di denaro attualmente utilizzate, ossia banconote e monete, depositi bancari e riserve bancarie sono tutte un debito per chi le emette.
E il passaggio successivo riguarda l'erogazione di credito da parte delle banche.
"Un equivoco ancora ampiamente diffuso è che le banche agiscano semplicemente come intermediarie di denaro tra risparmiatori e debitori. In questa concezione, il denaro prestato ai debitatori deriva da depositi esistenti, ovvero i depositi creano prestiti. La realtà è che, come spiegato in precedenza, il denaro sotto forma di depositi bancari viene creato dalle banche commerciali nella loro attività di prestito, ovvero i prestiti creano depositi."
Effettivamente è così.
"Un secondo equivoco è che i prestiti bancari siano limitati dall'ammontare delle riserve nelle banche centrali. Più alto è il requisito di riserva obbligatoria, minore è la moltiplicazione della moneta. In realtà, la banca centrale considera il tasso di interesse come strumento di politica monetaria, non l'ammontare delle riserve. Le banche commerciali decidono quindi quanto prestare in base alle opportunità redditizie."
Detta così sembrerebbe non ci fossero limiti. Il che può anche essere sensasto se si considera il sistema nel suo complesso, ma non se si ragiona a livello micro, ossia di singola banca.
E' vero che il requisito di riserva obbligatoria non è più usato dalle principali banche centrali come strumento di regolazione dell'offerta di moneta, ma è altrattanto vero che le banche hanno altri requisiti regolamentari in merito alle riserve di asset liquidi o prontamente liquidabili che devono detenere, per cui non possono emettere credito all'infinito purché ciò sia ex ante redditizio.
Zahid esemplifica il tutto con uno stato patrimoniale semplificato della banca e del cliente prima e dopo l'erogazione del credito. Dopo l'erogazione all'attivo della banca c'è il credito e al passivo un deposito di pari ammontare; situazione simmetrica per il cliente. Quello che Zahid non spiega è che se il cliente successivamente effettua pagamenti a soggetti che hanno il conto presso altre banche, la banca che ha erogato il credito deve trasferire quella somma dal suo conto in banca centrale a quello dell'altra banca, la quale poi accrediterà il beneficiario. Quindi le riserve devono essere capienti, oppure la banca che deve effettuare il pagamento deve trovare altre fonti di finanziamento. E questo, evidentemente, pone dei limiti all'espansione del credito. Altrimenti non ci sarebbero mai state crisi bancarie.
In definitiva, a me pare che gli equivoci si diffondano più per via di spiegazioni come quella di Zahid, che spero non debba mai trovarsi a gestire una crisi bancaria.
Credo che la teoria della "moneta come misura del debito" venga dal libro "Debt: The First 5,000 Years" dell'antropologo David Graeber. Sia Bob Murphy (es. https://www.theamericanconservative.com/origin-of-the-specie/ ) che George Selgin hanno ribattuto in diverse occasioni alle tesi del libro.
RispondiEliminaLa seconda teoria ripetuta da Zahid sul fatto che "i prestiti bancari non siano limitati dall'ammontare delle riserve" è diventata popolare da quando sono stati pubblicati gli articoli "Money in the modern economy: an introduction" e "Money creation in the modern economy" di M. Mcleay, A. Radia e R. Thomas. Come sottolineato in questo post, però, chi ripete tale tesi trascura il regolamento di conti tra banche, con trasferimento di riserve dall'una all'altra.
Ho visto sostenere queste teorie alternative principalmente da MMTers e statalisti simili per, rispettivamente, giustificare la gestione statale della moneta ("l'ha inventata lo Stato!") e scaricare la colpa dell'inflazione dei prezzi unicamente sul settore bancario, esonerando le Banche Centrali (che secondo loro "agiscono solo sui tassi d'interesse").
Grazie del contributo. Quello della indipendenza delle erogazioni di credito dalle riserve è un parere condiviso da molte banche centrali, che ovviamente ritengono sempre di non avere alcuna responsabilità quando scoppia una crisi...
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