Scorie - La favola delle tasse come manifestazione di appartenenza


Uno dei mantra che spesso si sente ripetere a proposito di Unione europea è quello che riguarda il superamento del voto unanime per deliberare su molte materie, tra le quali quelle fiscali.

Il superamento dell'unanimità renderebbe molto più semplice deliberare provvedimenti per aumentare le codiddette "risorse proprie" dell'Ue. Tali sarebbero le entrate che non derivano da trasferimenti degli Stati membri, ma da imposte e tasse che gli Stati membri riscuotono per conto della Ue. 

In ultima analisi, però, è evidente che si tratta sempre di risorse che escono dalle tasche dei pagatori di tasse.

Perorando la causa delle fiscalità europea, Marco Allena, professore ordinario di diritto tributario all'Università Cattolica del Sacro Cuore, scrive, tra le altre cose, che la regola dell'unanimità è inaccettabile perché "il tributo da tempo non è espressione di mera soggezione all'autorità («Haec sunt notae captivitatis», Tertulliano), ma strumento di partecipazione alla vita pubblica, anche a livello europeo. Pagare le imposte significa contribuire al bene comune, manifestare appartenenza e corresponsabilità nei confronti della comunità. In tale prospettiva, una fiscalità comune e imposte comuni non rappresentano solo una questione tecnica: implicano il riconoscimento dello status di cittadini europei, titolari di diritti e obblighi. L'imposizione fiscale, dunque, come veicolo per la costruzione di una cittadinanza europea sostanziale.

Allena usa un argomento non certo originale, che però si scontra con la realtà. Il tributo è presentato come il contributo a un ente che si occupa di perseguire un non meglio specificato bene comune, versando il quale si manifesta appartenenza alla comunità. In sostanza parrebbe come la quota di partecipazione a un'associazione.

Ma la partecipazione ad associazioni (benefiche) è effettuata su base volontaria, e chi vi aderisce può sempre cessare la propria partecipazione, interrompendo la contribuzione.

Al contrario, non vi è alcuna volontarietà nel pagamento di un tributo, prova ne sia che sono previste sanzioni in caso di mancato adempimento "spontaneo". Questo vale a qualsiasi livello si ponga l'imposizione, sia essa comunale, statale o comunitaria.

In definitiva, direi proprio che "Haec sunt notae captivitatis" rimane di grande attualità.

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