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Scorie - C'è differenza tra il meglio e il meno peggio

Al termine della riunione del FOMC di marzo, Jerome Powell ha detto ai giornalisti che intende rimanere nel Consiglio dei governatori della Fed anche dopo la scadenza del suo mandato come presidente fra un paio di mesi. E' suo diritto farlo, anche se non è la prassi solitamente seguita dai presidenti in scadenza. Powell ha detto che non ha intenzione di lasciare l'incarico " fino a quando l'inchiesta giudiziaria sia chiaramente finita ", aggiungendo che quando l'inchiesta sarà finita deciderà se restare o dimettersi " in base a ciò che penso sia meglio per l'istituzione e il popolo che serviamo ." A me pare abbastanza chiaro che, in realtà, a lui interessi lasciarsi alle spalle questa grana voluta da Trump e utilizzi la sua permanenza come arma negoziale. Non credo che il popolo rientri tanto in questi calcoli. Jonathan Levin, al contrario, plaude alla scelta di Powell, aggiungendo: " Decenni di ricerca ed esperienza sul campo in tutto il mo...

Scorie - Persone perbene o criminali?

Come noto, al referendum confermativo sulla riforma della giustizia ha vinto il no. Tra coloro che si erano spesi per la bocciatura, la "star" della magistratura Nicola Gratteri, procuratore della Repubblica a Napoli, che qualche settimana prima del voto ha sostenuto che, " sebbene molte persone perbene voteranno Sì convinte di migliorare il sistema, i mafiosi, i grandi criminali e la massoneria deviata voteranno convintamente Sì" . Le regioni dove storicamente la criminalità organizzata è più presente hanno visto una vittoria schiacciante del No, con percentuali superiori al 60% e, quindi, molto più alte della media nazionale (53,2%). Le uniche regioni dove complessivamente ha vinto il Sì sono Lombardia, Veneto e Friuli-Venezia Giulia. Il procuratore Gratteri potrà essere soddisfatto che in regioni come Sicilia, Calabria o Campania non ha prevalso il voto dei criminali. Stando alla sua logica, si tratta di capire se nelle poche regioni dove ha prevalso il Sì la mag...

Scorie - Sogni di sospensione (dalla realtà?)

Michele Gubitosa, vicepresidente del M5S, propone un taglio delle accise ben oltre quello temporaneo deciso dal governo, che è "i nutile per due vulnus micidiali ", ossia la durata limitata a 20 giorni e il fatto che se i prezzi si impennassero, si supererebbero nuovamente i livelli visti prima dell'emanazione del decreto legge. Che fare quindi?  " La nostra proposta alternativa è un vero, robusto e duraturo taglio delle accise e un tetto massimo al prezzo, oltre il quale intervenga lo Stato a coprire la differenza ", sostiene Gubitosa. Già il provvedimento emanato dal governo costerà oltre 500 milioni per tre settimane, che verranno finanziati con un po' di tagli ai ministeri, con la maggiore IVA che si paga anche sulle accise (questa una super vergogna tra le vergogne fiscali italiane), e con l'effetto del riallineamento delle accise tra gasolio e benzina stabilito dall'ultima legge di bilancio. Mettere un tetto massimo, per di più allungando i tem...

Scorie - Cooperazione come scelta del male minore

Secondo Rossella Miceli, professoressa di diritto tributario alla Sapienza di Roma, la " recente riforma tributaria conclama un percorso evolutivo avviato alla fine degli anni '90 del secolo scorso, imponendo una rilettura del rapporto contribuente-fisco alla luce del valore generale della collaborazione. " Una evoluzione che dovrebbe superare il rapporto conflittuale tra esattori e pagatori di tasse, ossia la " convinzione che tali soggetti fossero espressione di diversi e contrapposti interessi ". Questo " deve cedere il passo a una nuova visione del rapporto tributario, ove domina la convergenza di obiettivi e la condivisione di un unico valore da perseguire, quello del dovere di concorso alle spese pubbliche, massima espressione della solidarietà politica, economica e sociale dello Stato. La fase di attuazione del tributo è destinata così a diventare una fase dialogica e di confronto costruttivo ." Resta da capire come mai, se si tratta di un valor...

Scorie - Sproloqui su tasse ed energia

Poche cose sono più inutili dei simposi comunitari. a maggior ragione se riguardano la tassazione. Essendone tra l'altro i costi a carico dei pagatori di tasse. Per esempio quello legato alla partecipazione del tanto amato Jospeh Stiglitz, uno dei tanti economisti tuttologi dopo l'assegnazione del premio Nobel. Secondo Stiglitz serve una lotta alla " tax avoidance delle multinazionali ". Direi che, dopo il Nobel, meriterebbe il premio Landini. Ma Stiglitz ne ha approfittato per parlare di energia: " Nel momento in cui la Russia ha invaso l'Ucraina, invece di investire massicciamente nelle energie rinnovabili, l'Europa si è concentrata sulla costruzione di terminali di gas naturale liquefatto, rendendosi vulnerabile a un altro shock. Ho sempre scherzato dicendo che il sole e il vento non sono perfettamente affidabili, ma sono più affidabili di Putin e sono più affidabili di Donald Trump. Quindi l'Europa avrebbe dovuto investire di più nella creazione d...

Scorie - Salvare il pianeta a suon di tasse

" Fare previsioni è difficile, non solo perché il pianeta è un sistema complesso ma soprattutto perché sono imprevedibili le azioni umane: pensiamo a tutto quello che è successo da quando Donald Trump è diventato Presidente degli Stati Uniti. " Questo sostengono gli scienziati Paolo Vineis e Luca Savarino, autori del libro "Come sopravvivere alla crisi ambientale". In effetti le azioni umane sono imprevedibili, a prescindere da quelle di Trump, perché nessuno è onnisciente riguardo al passato e al presente (hanno allucinazioni anche i sistemi di intelligenza artificiale), figuriamoci se si pensa al futuro. Però è certo che " la crisi ambientale ha un'origine antropica, è legata a un modello economico estrattivista che ha ridotto la natura a materiale inerte da sfruttare ".  Ovviamente è colpa del Laissez faire e del mercato, anche se il modello "estrattivista" è in gran parte dovuto a una mancanza di proprietà privata, a casi macroscopici di ...

Scorie - Scherza coi fanti ma lascia stare i santi

In questi tempi di guerra e aumento dei prezzi di petrolio e gas, Il Sole 24 Ore del lunedì dedica due pagine alle crisi dell'ultimo ventennio, constatando che il potere d'acquisto degli italiani è in media lo 0,4% inferiore a quello del 2005. In mezzo la crisi partita dal default di Lehman Brothers nel 2008, la crisi dei debiti sovrani iniziata nel 2010 e lo scoppio dello spread in Italia a fine 2011, poi il Covid e i lockdown, quindi la fiamata dei prezzi al consumo del 2022-23. La media nasconde ovviamente andamenti anche molto divergenti tra gruppi di persone. In sintesi, i meno abbienti se la sono vista molto peggio rispetto ai benestanti. I primi, infatti, hanno perso di più in termini di reddito reale e anche di patrimonio. I secondi sono riusciti a difendere il potere d'acquisto soprattutto grazie alla maggior rivalutazione del patrimonio. Curiosamente (o forse no) nelle due pagine di analisi non c'è nessun riferimento alla politica monetaria di quegli anni. Un ...