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Scorie - Per mare come su gomma: l'elettrificazione non è spontanea

" Sbagliereste nel sottostimare il loro potenziale nel cambiare il mondo ", conclude l'ecotalebano David Fickling in un articolo su Bloomberg Opinion dedicato all'elettrificazione delle navi da trasporto merci. Pur ammettendo che sia ancora irrealistico pensare a navi a batteria per le rotte più lunghe e per i carichi più pesanti, Fickling professa ottimismo per l'elettrificazione del trasporto di merci via mare.  Lo stesso che, un giorno sì e l'altro pure, gli fa dire che il settore auto è ormai dominato dalla trazione a batteria. Peccato che i boom di veicoli elettrici a cui si riferisce Fickilng siano alimentati da incentivi statali a carico dei pagatori di tasse, e che ogni volta che questi incentivi calano, le vendite di veicoli elettrici implodano a loro volta. Il che dovrebbe fare capire quanto sia spontanea e reale la domanda di mercato per la trazione elettrica. Venendo alle navi, per Fickilng la ricetta magica è sempre la stessa, ossia un mix di ...

Scorie - Un po' di realismo, forse

Il governo danese sta prendendo in considerazione l'idea di estendere i permessi di estrazione di gas e petrolio nel Mare del Nord fino al 2050, ossia quella che era stata fissata come il punto in cui raggiungere il saldo a zero delle emissioni di anidride carbonica. Il ministro del clima e dell'ambiente danese, Lars Agaard, ha affermato: " Avrei preferito che l'Europa potesse utilizzare solo energia verde. Ma la realtà è differente, e fondamentalmente credo che sia meglio per l'Europa avere gas dalla Danimarca piuttosto che da Paesi al di fuori del continente ." Come segnala l'editorialista di Bloomberg Javier Blas, esperto del settore, la realtà non è diversa oggi da quella di cinque anni fa. Ossia quando l'ecotalebanesimo imperava e chiunque mettesse in discussione l'obiettivo del "net zero" entro il 2050 era considerato un demente o un servo dell'industria del petrolio (e le due cose non si escludevano, secondo gli ecotalebani). B...

Scorie - La politica fiscale proattiva non salverà il Giappone

Da oltre un trentennio il Giappone rappresenta un caso di studio degli effetti delle politiche fiscali e monetarie ultraespansive. Voler evitare gli effetti dello scoppio della bolla immobiliare e azionaria a inizio anni Novanta ha portato a una zombificazione di una moltitudine di aziende e a bilanci bancari imbottiti per anni di crediti che si fingeva non fossero deteriorati. I debiti privati sono diventati pubblici, con la banca centrale che ha via via monetizzato, più o meno esplicitamente, i cospicui disavanzi governativi. Quando negli Stati Uniti e in Europa sono iniziate le politiche di tassi a zero o negativi e di massicci acquisti di titoli (per lo più di Stato) da parte delle banche centrali (dopo il fallimento di Lehman Brothers nel 2008), in Giappone quel tipo di interventi erano in pratica da un decennio. Il Giappone ha quindi smorzato gli effetti dello scoppio di quella gigantesca bolla calciando avanti il barattolo, a costo però di zavorrare il bilancio pubblico e avere ...

Scorie - I conti di Orange Man non tornano

Che Orange Man sia abituato a spararle grosse, senza fare attenzione alle dimensioni numeriche di ciò che afferma (sostituisce il tutto con l'abbondante uso di superlativi), non è una novità.  Nel recente discorso sullo Stato dell'Unione, Trump ha difeso la sua politica dei dazi, pur dovendo fare i conti con la recente bocciatura subita dalla Corte suprema. A suo dire, i dazi potrebbero sostituire l'imposta sui redditi. "Col passare del tempo, credo che le tariffe pagate dai paesi stranieri, come accadeva in passato, sostituiranno sostanzialmente il moderno sistema di imposta sul reddito, togliendo un enorme peso finanziario dalle spalle delle persone che amo." Secondo Trump sono le imprese straniere che esportano negli Stati Uniti a sopportare il peso dei dazi, mentre storicamente non è così. I dazi finiscono per essere pagati da imprese importatrici e consumatori, in proporzioni che variano in base alla struttura del mercato interno (ossia da quanta concorrenza ...

Scorie - Davvero l'economia americana è cresciuta meno per via dello Shutdown?

La crescita del Pil statunitense nel quarto trimestre del 2025 ha deluso le attese degli analisti. Il consenso si attestava sul 3% annualizzato, mentre il dato pubblicato il 20 febbraio è meno della metà, ossia 1,4%.  A incidere è stato soprattutto il calo della spesa pubblica, che ha sottratto 0,9 punti percentuali alla crescita del Pil. E' l'effetto dei 43 giorni di chiusura degli uffici pubblici quando repubblicani e democratici litigavano sulle leggi di spesa. Questo episodio è un esempio efficace dell'effetot di considerare la spesa pubblica un componente positivo di crescita economica. Si considera che ogni dollaro speso dalle amministrazioni pubbliche contribuisca al 100% alla crescita dell'economia. Se paga un bene più del prezzo di mercato, se aumenta gli stipendi dei propri dipendenti oppure ne assume di nuovi, tutto questo è considerato un contributo positivo al Pil. Di converso, ogni volta che riduce la spesa il Pil si contrae, a parità di altre condizioni. ...

Scorie - Tajani ancora come i maestri Erdogan e Trump

La Corte Suprema degli Stati Uniti ha bocciato i dazi introdotti da Donald Trump lo scorso anno. Orange Man, come prevedibile, non l'ha presa bene e ha subito reagito imponendo un dazio generalizzato del 10% per 150 giorni, poi aumentato al 15%, ossia il limite massimo consentito dalla Section 122 del Trade Act del 1974, in base al quale il presidente può imporre dazi per contrasta severi squilibri nell'interscambio. Ma non sono le decisioni umorali di Trump che mi interessa commentare, bensì la reazione del ministro degli Esteri Antonio Tajani:  "L'Europa sta valutando la portata della sentenza, specialmente per la parte dei risarcimenti. Io sono più preoccupato del cambio euro-dollaro: un dollaro troppo basso è un fardello per l'esportazione. Mi auguro che la signora Lagarde comprenda che a Francoforte si debba abbassare un po' il costo del denaro." Questo sta diventando un chiodo fisso di Tajani, che reitera un auspicio già espresso quando Trump impose ...

Scorie - Il Laffer di casa nostra

In un'intervista di una pagina intera sul Sole 24 Ore, il presidente dell'ABI Antonio Patuelli (ri)lancia l'idea di incentivare fiscalmente l'investimento a medio lungo termine delle grandi masse di denaro presenti sui correnti bancari e postali, i cui interessi sono tassati con aliquota 26%. " Se fosse prevista un'aliquota più bassa nel caso di investimento di questo risparmio in strumenti emessi da attività produttive o finanziarie, sarebbe un meccanismo win win, perché i rendimenti sarebbero più elevati e quindi lo sarebbe anche il gettito per lo Stato. Penso a una tassazione incentivante per forme di investimento in obbligazioni bancarie poliennali – ma lo stesso si può pensare per obbligazioni finanziarie o corporate - per allungare a medio e lungo termine i depositi bancari con tassi di interesse molto più elevati di quelli dei conti correnti. Con redimenti più elevati una tassazione ridotta non diminuirebbe il gettito per il fisco. Bisogna, in sostanza, ...