Scorie - Valore (dis)economico
C'è un tema su cui torno con una certa frequenza: il finanziamento pubblico al cinema. Sono contrario a ogni forma di sovvenzione pubblica, perché il conto è a carico di persone a cui vengono sottratte risorse con la minaccia dell'uso della forza da parte del fisco, per finanziare un settore e singole "opere" che, con ogni probabilità, non finanzierebbero volontariamente.
Sono appena stati stanziati dal governo altri 200 milioni, 50 milioni per il 2026 (da 610 a 660 milioni) e di 150 milioni per il 2027 (da 500 a 650 milioni). Dal 2028 la base resta 500 milioni. Non briciole, anche se io non darei neppure quelle.
Il ministro della Cultura, Alessandro Giuli(vo), ha detto che si tratta di "un obiettivo raggiunto attraverso un percorso costruito nel confronto con il comparto, che conferma l’attenzione del Governo per un settore strategico dell’industria culturale nazionale e offre certezze a imprese, lavoratori, artisti e maestranze".
La classica formula supercazzolara che lo rende del tutto pronto per fare il ministro anche in un governo di sinistra.
Alessandro Usai, presidente dell'Anica, lo considera "una risposta concreta alle necessità di un’industria strategica per il Paese, capace di generare valore economico, occupazione e cultura".
Un'industria capace di generare valore economico non ha bisogno di essere sovvenzionata dai pagatori di tasse. Al contrario, se servono sovvenzioni significa che c'è sovracapacità produttiva rispetto alla domanda di mercato.
Almeno ci fossero risparmiati questi pistolotti infarciti di palesi falsità.
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