Scorie - Omissione o malafede?

Commentando l'andamento del mercato azionario americano e in particolare di tutto ciò che gravita attorno all'intelligenza artificiale, Bill Dudley sostiene che si tratti di una bolla, pur non facendo pronostici su quando la bolla scoppierà. Il che è lodevole, nessuno avendo la sfera di cristallo.

Dudley ricorda la lezione della Grande Crisi Finanziaria, con la quale vede parallelismi.

"Durante la fase di crescita, l'innovazione dei prestiti subprime ha incrementato la domanda di abitazioni, spingendo i prezzi al rialzo e facilitando il rifinanziamento dei mutui per i debitori in difficoltà, una volta terminati i tassi promozionali agevolati. La possibilità di rifinanziare ha ridotto i ritardi nei pagamenti e le insolvenze, facendo apparire i prestiti subprime non particolarmente rischiosi. Successivamente, all'aumento della domanda ha fatto seguito un aumento dell'offerta di abitazioni, che ha limitato l'ulteriore apprezzamento dei prezzi. A questo punto, i debitori subprime hanno incontrato difficoltà nel rifinanziare i propri mutui, i ritardi nei pagamenti e le insolvenze sono aumentati vertiginosamente, compromettendo la sostenibilità dei prestiti subprime. Con il crollo dei prestiti subprime, la domanda di abitazioni è diminuita e i prezzi delle case sono calati, aggravando la stretta creditizia e rafforzando la pressione al ribasso sui prezzi."

Nella ricostruzione di Dudley non c'è alcun riferimento alla politica monetaria, e non è del tutto casuale, dato che sono rare eccezioni i banchieri centrali che riconoscono, quando si forma una bolla poi scoppiata, una qualche responsabilità da parte della banca centrale.

Nel caso specifico, la Federal Reserve abbassò il tasso sui Fed Funds ripetutamente dopo lo scoppio della bolla dot.com (a sua volta generata anche da una politica monetaria non certo restrittiva), fino a raggiungere l'1% nel 2003. 

Questo ciclo di politica monetaria non fu certo estraneo all'aumento dell'indebitamento e dei prezzi degli immobili. Quando, poi, dovette invertire la rotta, riportando i tassi al 5,25% nel 2006, i nodi iniziarono a venire al pettine. E infatti già nell'estate del 2007 i mutui subprime iniziarono a generare un aumento di insolvenze. La Fed riprese l'allentamento, ma lo scoppio ormai era inevitabile.

Non fu solo una conseguenza della politica monetaria, ma non fare neanche accenno al ruolo che ebbe la Fed è, nella migliore delle ipotesi, un errore di omissione. Nella peggiore, malafede.

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