Scorie - La predica dal pulpito monetario sbagliato
Bill Dudley, già presidente della Fed di New York e vicepresidente del FOMC è tra i non pochi critici del neo presidente Kevin Warsh.
A suo dire, "un framework che non includa domanda e offerta aggregate non è credibile". Aggiungendo, poi, che "Warsh all'apparenza attribuisce importanza alle dimensioni del bilancio della Fed e al tasso di crescita degli aggregati monetari". Ma "nell'attuale regime di politica monetaria in cui la crescita del credito e degli aggregati monetari è determinata dal target della Fed sui tassi a breve termine, la relazione tra aggregati monetari e attività economica è ancora più debole che nel passato".
L'approccio di Dudley è tipicamente neokeynesiano, mentre Warsh è considerato un monetarista.
Ho già osservato che si vedrà, nel corso dei mesi, se il neo presidente accelererà o meno la riduzione delle dimensioni (abnormi) del bilancio della Fed.
Resta il fatto che le critiche di Dudley a mio parere partono da presupposto sbagliato, ancorché mainstream, di considerare inflazione la crescita di indici di prezzi al consumo.
Lasciare per strada, o trattare a parte come se non dipendessero dalla politica monetaria, i prezzi di materie prime, attività finanziarie e immobili, per esempio, ha finito per portare alle bolle il cui scoppio costò poi la Grande Depressione, la lunga crisi Giapponese, oltre alla più recente crisi partita nel 2008.
D'altra parte, la Fed durante gli anni di Dudley (presidenti Bernanke, Yellen e Powell) non ha certo lesinato l'uso della stampante monetaria, ancorché, a parole, lui fosse attento alle condizioni finanziarie. E i postumi di quegli non saranno facili da gestire, anche se Warsh volesse realmente ridurre l'attivismo della Fed.
Il che è tutto da dimostrare e lo porterebbe più prima che poi a scontrarsi con Orange Man, peraltro.
Commenti
Posta un commento