Scorie - Vegani al volante


Mi capita di leggere sempre più frequentemente, qua e là, articoli che raccontano del continuo incremento di vendite di veicoli elettrici in Europa, Italia inclusa, e della grande soddisfazione degli acquirenti di questi dispositivi a quattro ruote.

A luglio le immatricolazioni a livello europeo sarebbero aumentate del 51% rispetto allo stesso mese dello scorso anno, e pazienza se gli incrementi percentuali sono sempre maggiori quando la base di partenza è bassa in valore assoluto. Ma la quota di mercato sul nuovo viaggia ormai attorno al 25%, anche se non ovunque allo stesso livello.

Per di più, diversi sondaggi testimonierebbero che gli acquirenti di veicoli elettrici siano pienamente soddisfatti e non intendano tornare a modelli con motore endotermico. Che a commissionare questi sondaggi siano sovente i lobbisti dell'elettrificazione è solo un dettaglio.

E quali sarebbero i motivi di tale soddisfazione? Alcuni sono i seguenti:

1) I veicoli elettrici sono silenziosi. Gli entusiasti parlano di "assenza di inquinamento sonoro", che regalerebbe "un vantaggio impareggiabile durante i lunghi tragitti autostradali o nelle snervanti code cittadine".

Questione di punti di vista, ovviamente. Un mezzo che non emette alcun suono fa sentire altre persone come se fossero alla guida di un cadavere su ruote.

2) L'erogazione di potenza istantanea, che garantirebbe una guida "sicura e divertente, infondendo grande sicurezza durante i sorpassi."

Anche in questo caso, ci sono invece persone (credo siano ancora la maggioranza) che si divertono avendo a disposizione un cambio, possibilmente manuale. E che ritengono che solo un disabile possa sentirsi più sicuro dovendo solo premere l'acceleratore.

3) Non ci sarebbe più neppure l'ansia da ricarica, perché si "impara presto a pianificare i viaggi lunghi senza alcuna preoccupazione, affidandosi a sistemi di navigazione integrati che calcolano automaticamente e con estrema precisione le soste presso le stazioni ad alta potenza." Poi, siccome per lo più si tratta di persone con ampi box privati, "collegare il cavo alla wallbox domestica diventa rapidamente un automatismo, molto simile al gesto che facciamo ogni sera con lo smartphone prima di coricarci. Questa straordinaria praticità elimina quasi del tutto le fastidiose soste ai distributori tradizionali, consentendo di cominciare ogni mattina con il massimo dell’energia disponibile, un beneficio strategico che impatta enormemente sul relax personale di chi sceglie le vetture a zero emissioni."

Quindi, da un lato si pianifica il viaggio in funzione dei punti di ricarica. Omettendo di specificare quanto tempo si passa in tali punti di ricarica, ossia mai meno di mezz'ora per una ricarica neppure totale. Dall'altra si riconduce il tutto a gesti analoghi alla ricarica di uno smartphone. Voglio leggere questo passaggio come il riconoscimento implicito che non si tratta di automobili, ma di dispositivi con le ruote. Con una sostanziale differenza: se uno deve stare a lungo senza avere accesso alla rete elettrica, può caricare lo smartphone in qualsiasi luogo e momento con una powerbank di dimensioni analoghe al dispositivo da ricaricare. La stessa cosa non può farla con il dispositivo a quattro ruote. Mi sembra poi appena il caso di sottolineare che non è poi così stressante fermarsi a un distributore di carburante, dove riempire il serbatoio non richiede mai più di un paio di minuti.

4) L'ecosistema software che fa dei veicoli elettrici "veri e propri dispositivi intelligenti interconnessi, capaci di scaricare aggiornamenti di sistema da remoto. In questo modo l’automobile ottimizza i consumi, migliora gli aiuti alla guida e arricchisce l’infotainment per tutto il suo ciclo vitale, offrendo l’emozione di possedere un prodotto sempre nuovo."

Posto che, purtroppo, questo è ormai in gran parte vero anche per diversi aspetti delle automobili con motore endotermico, se lo si considera un vantaggio significa, a maggior ragione, considerare il veicolo come uno smartphone a quattro ruote. E pazienza se chi controlla tutto da remoto, ossia il costruttore, è così il vero proprietario del veicolo.

5) Last, but not least, il segnale che si è virtuosi. "Viaggiare avendo la certezza di non rilasciare sostanze inquinanti nell’aria circostante regala un senso di partecipazione attiva verso un domani più pulito. I conducenti di auto elettriche apprezzano l’idea di muoversi nel rispetto dell’ambiente cittadino, azzerando le emissioni locali di gas di scarico. Questa combinazione vincente tra etica verde, piacere di guida superiore, tecnologia futuristica e ottimizzazione dei costi crea un connubio inscindibile, dimostrando chiaramente come l’innovazione tecnologica, se ben progettata, diventi in breve tempo un’esperienza a cui è impossibile rinunciare."

Anche in questo caso, questione di punti di vista.

A mio parere, chi sceglie un veicolo elettrico è paragonabile a un vegano (non mi stupirei se molti vegani amassero i veicoli elettrici). Nel suo veicolo, come nell'alimentazione di un vegano, manca qualcosa che ancora una maggioranza netta di persone ritiene essenziale. E non è neppure che tale assenza sia a buon mercato.

Ognuno dovrebbe essere libero di scegliere. Il problema nasce quando non si tollerano le scelte altrui o le si vogliono condizionare con obblighi e divieti. Ci sono molti vegani tolleranti, ma ce ne sono anche di talebani. Lo stesso può dirsi anche per chi sceglie i veicoli elettrici. Peccato che, nella seconda parte del decennio scorso, alcuni di questi soggetti abbiano condizionalo la legislazione su entrambe le sponde dell'Atlantico.

Un'ultima considerazione: se davvero i numeri stanno crescendo così tanto e chi compra un veicolo elettrico è così soddisfatto, perché non lasciar fare al mercato, senza obblighi, divieti e sovvenzioni varie?

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