Scorie - Supercazzole sulla (terza) eliminazione

La nazionale italiana di calcio non si è qualificata, per la terza volta consecutiva, alla fase finale del campionato mondiale e all'indomani della sconfitta contro la Bosnia si leggono considerazioni di tutti i colori.

Secondo Giuseppe Lupo "non è casuale che il vulnus della mancata qualificazione si sia ripetuto tre volte negli ultimi dodici anni, dal 2018 al 2026, e che l'ultima nazionale vincente nella storia dei mondiali sia stata proprio quella in cui l'attuale nostro commissario tecnico, Rino Gattuso, indossava la casacca del centrocampista e si dava un gran da fare per dimostrare ciò che poi nella lontanissima estate del 2006 affermò con disarmante franchezza ai microfoni tv: «Abbiamo gli attributi grandi così…». Altro non poteva aggiungere, ma si fece capire a gesti."

Lupo aggiunge che "bisognerebbe interrogarsi se a monte della triplice mancata qualificazione non agisca un cambiamento di paradigma nel Paese, a cominciare dalla dimensione individuale che ha preso il sopravvento sull'altra, quella della squadra (o della comunità). Il ragionamento non vale in assoluto. L'Italvolley femminile, per esempio, ha dimostrato come si fa a vincere. E non è certo l'unica realtà. Ma si sono modificate le coordinate interpretative di ciò che il calcio ormai incarna."

Devo dire che, arrivato a questo punto, ho avuto il presentimento che si sarebbe presto palesata ai miei occhi l'immancabile supercazzola sociologica.

E in effetti, qualche riga più avanti leggo che oggi "probabilmente nell'immaginario della nostra nazione prevalgono gli atteggiamenti di chi è già fin troppo oltre il senso della costruzione comunitaria. Pensiamo a figure come quelle di Jannick Sinner e, cosa di poche settimane fa, del talento automobilistico Kimi Antonelli. Lo sport si è trasformato nel verbo dell'individuo e ogni calciatore è sempre più un'isola irraggiungibile, estraneo al contesto, presente nell'immaginario ma in una bolla autonoma e in una posa da divo."

A parte notare che il tennis è (tranne nelle eccezioni delle partite in doppio) uno sport individuale e che in una macchina da corsa il pilota è uno, anche in questi casi non manca la dimensione di squadra, dato che ci sono diverse persone che lavorano per rendere possibile la prestazione individuale.

Ma resta un fatto che, anche negli sport di squadra, gli individui contano. 

Tuttavia per Lupo il "mito come espressione di un tutto si è perduto nel mare degli interessi particolari, nella cinica logica dei club che poco o nulla concedono alla logica del bene comune, all'azzurro di una maglia che al momento dell'inno trovava l'istinto per sentirci popolo."

Ecco, quando pensavo che sarebbe arrivata la supercazzola, che presentimento avevo.

Posto che anche nei club si gioca in squadra, eviterei di fare tanta sociologia attorno a un fallimento sportivo. La realtà è che, mentre in altri sport (individuali o di squadra) i risultati degli atleti italiani sono a livello di vertice mondiale, nel pallone purtroppo non è così da diverso tempo. Gli interessi particolari (qualunque cosa la formula voglia significare) sono sempre esistiti e sempre esisteranno. In ogni attività, sportiva e non. Anche quando si vince.

Non è appellandosi al bene comune (ma anche questo che cosa vorrà poi dire?) che si vincono le partite, men che meno i campionati.



Commenti

Post popolari in questo blog

Scorie - L'interesse nazionale particolare

Scorie - I supermercati non hanno la riserva frazionaria

Scorie - L'importanza di chiamarsi Ernesto (Maria)