Scorie - La lezione mai imparata dagli amanti del deficit

Tra i non pochi, a sud delle Alpi, che nell'uovo di Pasqua avrebbero voluto trovare un (bel) po' di deficit, ovviamente di quello buono e magari bollinato dalla Commissione europea, c'è Gustavo Piga. Qualcuno potrebbe farmi notare che sembrerebbe che per certi signori dovrebbe sempre essere Pasqua (o Natale), da questo punto di vista. In effetti...

Come è noto, Piga critica da sempre la politica "austera" che persegue avanzi primari, ossia un saldo positivo tra entrate e uscite al netto della spesa per interessi sul debito pubblico. 

Le soluzioni possono essere suddivise in due macro categorie: ridurre altre voci di spesa, oppure aumentare il deficit, ovviamente quello buono, che porta un effetto moltiplicatore davanti al quale anche Keynes si sentirebbe in imbarazzo.

Il problema, come sempre, è che ex ante nessun governo, quando spende soldi in deficit, sostiene che si tratti di gettare denaro nel gabinetto. Per di più, un margine di incertezza c'è anche per i migliori previsori, con i migliori incentivi. E di solito questo non coincidono con chi governa. Di qui il prevalere di deficit cattivo. Il che dovrebbe portare a concludere che quella del deficit buono sia un mito.

Secondo Piga "è interessante notare come, estendendo il dato dal 2020 (anno del Covid) al 2026, la performance sopra la media europea dell’Italia (7% circa rispetto al 6%) sia interamente dovuta al 2022, quando il deficit via maggiore spesa pubblica (anche se non tutta buona) abbatté il rapporto debito-PIL via crescita economica."

Posto che la componente inflattiva aiutò a sgonfiare il rapporto tra debito e Pil in quel periodo, il problema è che la principale fonte di deficit dell'epoca, ossia il Superbonus edilizio, ha avuto effetti ritardati sul debito, che si stanno manifestando adesso e ancora per un paio di anni.

Come diceva Henry Hazlitt, "l'arte dell'economia consiste nel non guardare solo agli effetti immediati, a a quelli a più lungo termine delle politiche econimiche". 

Una lezione che in molti non vogliono proprio imparare.

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