Scorie - L'eterna ricerca delle risorse (senza trovarle)
Tra le tante cose che periodicamente riaffiorano nel dibattito sul fisco italiano vi è la riforma della tassazione sui redditi di natura finanziaria. Il vice ministro dell'Economia, Maurizio Leo, continua a ripetere che il governo metterà mano alla materia, ma nei fatti passano i mesi e anche gli anni senza che ciò accada.
Ci sono evidenti storture, come la distinzione tra redditi di capitale e redditi diversi e la non compensabilità tra gli stessi. Cosa esacerbata nel caso dei fondi comuni di investimenti, per i quali gli incrementi di valore delle quote sono considerati redditi di capitale e i decrementi sono considerati redditi diversi.
Oppure la permanenza di sistemi di tassazione per cassa e altri che tassano il maturato ogni anno.
Ogni volta che partecipa a un convegno sul tema, Leo ripete come un disco rotto che il governo vuole "superare l'attuale impostazione della tassazione delle rendite finanziarie sul maturato, che ormai affonda le radici nel tempo, per una più equa tassazione sul realizzato, per allinearla alle regole di base del nostro sistema tributario dove il presupposto dell'imposta è l'effettiva disponibilità del reddito."
Salvo poi aggiungere che occorre "procedere con attenzione", anche se l'obiettivo "è cercare le risorse nella prossima legge di Bilancio".
Ma di leggi di bilancio questo governo ne ha già fatte quattro e ogni volta non c'erano le risorse. Perché razionalizzare (non dico nemmeno ridurre le aliquote) la fiscalità sui redditi di natura finanziaria porterebbe un calo di gettito che dovrebbe essere compensato aumentando altre entrate o riducendo la spesa pubblica.
Il che significa che la ricerca di quelle risorse non porterà mai a nulla, se si vuole essere realisti.
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