Scorie - La svolta che non cambia la sostanza
In un articolo in cui si occupa dei 70 anni della Corte Costituzionale, Maurizio Logozzo, presidente dell’Associazione italiana dei professori e degli studiosi di diritto tributario, evidenzia l'evoluzione della giurisprudenza della Corte in materia fiscale.
Se prima era, secondo le parole di Enrico De Mita, "una giurisprudenza necessitata dalle esigenze di gettito", oggi, secondo Logozzo, "il profilo più qualificante della recente giurisprudenza della Corte consiste nella progressiva valorizzazione del dovere tributario come espressione dei principi di solidarietà ex articolo 2, di uguaglianza e ragionevolezza ex articolo 3, in connessione con il principio di capacità contributiva ex articolo 53 e con il più ampio equilibrio tra diritti individuali e interesse collettivo. Muta la prospettiva che dà senso al sistema, in quanto la Corte, condivisibilmente, distingue in modo netto il desueto paradigma dell’interesse fiscale, che si riallaccia al puro statalismo («la pronta realizzazione del credito fiscale»), dal dovere tributario preordinato al finanziamento e alla realizzazione dei diritti costituzionali. Si passa da un’impostazione autoritaria del prelievo a una concezione relazionale e solidaristica: il contribuente è parte di un sistema di reciproci doveri tra Stato e cittadini. Un’evoluzione chiara: il dovere tributario è dovere di solidarietà sostanziale ed è compito del Legislatore trovare un equilibrio tra bisogni pubblici e sostenibilità del carico tributario."
Sarà pure meno statalista e attenta prioritariamente all'esigenza di gettito, ma resta problematica (per usare un eufemismo) la formula "equilibrio tra diritti individuali e interesse collettivo". Anche perché resta il "dovere tributario preordinato al finanziamento e alla realizzazione dei diritti costituzionali". E francamente non so in quanti abbiano notato il passaggio "da un’impostazione autoritaria del prelievo a una concezione relazionale e solidaristica", nella quale "il contribuente è parte di un sistema di reciproci doveri tra Stato e cittadini."
A mio avviso il problema origina dalla Costituzione stessa, considerata un testo sacro da molti, ma in cui lo spazio per comprimere la libertà individuale in nome dell'interesse collettivo è decisamente molto ampio. Interesse collettivo che finisce per imporre sacrifici mai calanti alla libertà individuale (tramite la leva fiscale), perché non si è mai arrestata la proliferazione di diritti il cui esercizio non è un pasto gratis.
Proliferazione di diritti di natura politica e dovere costituzionale di soidarietà finiscono per aumentare il peso a carico dei pagatori netti di tasse. I quali, lo ribadisco, dubito abbiano notato la svolta della giurisprudenza della Corte Costituzionale. Oppure, se se ne sono accorti, dubito che ne abbiano percepito benefici tangibili.
Commenti
Posta un commento