Scorie - A John sembra, a me no

In un articolo su Bloomberg Opinion in cui muove alcune critiche all'ultima lettera che il capo di BlackRock, Larry Fink, ha inviato agli amministratori delegati delle (molte) società di cui il gestore patrimoniale più grande al mondo è azionista, John Authers scrive, tra le altre cose, che "Fink sembra aver creduto costantemente nel libero mercato durante la sua carriere e le sue lettere."

A me non sembra neppure.

Authers nota i cambiamenti di impostazione di queste lettere nel corso del tempo, in cui Fink si è adeguato alla direzione del vento politico. Da paladino dello stakeholder capitalism all'ESG, salvo poi fare marcia indietro con il ritorno di Trump alla Casa Bianca.

Quest'anno auspica che sempre più persone investano sui mercati finanziari (e ovviamente questo è anche marketing), meglio se nel proprio Paese, che nel suo caso significa gli Stati Uniti. Quindi una sorta di capitalismo nazionalista.

Il vento politico tira d'altra parte in quella direzione. Ora, non si deve pretendere che uno non cambi mai idea, ed è tipico di chi è a capo di una grandissima impresa cercare di non dispiacere (per usare un eufemismo) chi ha il potere politico.

Ma proprio per questo ben difficilmente questo tipo di persona può essere un coerente sostenitore del libero mercato. Al più è sostenitore di un mercato in cui le regole sono disegnate per favorire il proprio business. Oscillando tra il compiacimento e la cattura del regolatore.

Questo non ha nulla a che vedere con il libero mercato. A me non sembra, almeno.

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