Scorie - Si può migliorare, ma non risolvere il problema di fondo
Prendo spunto da un (per me) interessante articolo di Marco Fabri del Consiglio nazionale delle ricerche sul tema del numero dei magistrati in Italia per sottolineare uno dei problemi pressoché irrisolvibili delle strutture statali.
Fabri osserva che negli ultimi anni ci sono stati incrementi, e li elenca. Ciò nonostante, secondo i magistrati il numero non è mai sufficiente.
Fabri osserva anche che dai "dati e dalle informazioni disponibili risulta però che il numero di magistrati in dotazione organica non sia il frutto di un’analisi basata su evidenze empiriche o su proiezioni future, ma sia il mero risultato di sedimentazioni storiche e di eventuali disponibilità di bilancio. In altre parole, il numero di magistrati in dotazione organica non è stato determinato né sulla base della domanda di giustizia, fra l’altro tendenzialmente in calo da anni, né sull’arretrato e neanche sul numero di pendenze, o su una loro combinazione, come sarebbe lecito attendersi, ma è il frutto di un numero periodicamente incrementato sulla base di eventuali disponibilità di bilancio."
Aggiunge anche:
"È fuorviante anche azzardare confronti con il numero di giudici degli altri Paesi europei, perché sia il loro numero, sia le differenti giurisdizioni richiedono un’attenta comparazione caso per caso e non una semplicistica, e quindi errata, mera enunciazione quantitativa. La necessità di incrementare ulteriormente la dotazione organica dei magistrati potrebbe quindi anche essere corretta, ma a oggi non appare fondata sui dati. Non è infatti attualmente noto quante unità di personale sarebbero effettivamente necessarie per rispondere in tempi ragionevoli alla domanda di giustizia con provvedimenti qualitativamente accettabili."
Fabri suggerisce anche una soluzione:
"Cosa fare, quindi? Non occorre inventare nulla di particolare, ma come già avviene in diversi Paesi europei (ad esempio Austria, Danimarca, Germania, Olanda) dovrebbe essere ineluttabile procedere a un’approfondita analisi dei carichi di lavoro degli uffici che non consideri solamente i singoli procedimenti, ma ne pesi anche il livello di complessità, in modo da avere dati più affidabili sulla reale domanda di giustizia e sul tempo-lavoro, quindi sulle unità di personale necessarie a soddisfarla. Il carico di lavoro di un ufficio, di una sezione, di un singolo magistrato non dovrebbe essere determinato con una media aritmetica dei procedimenti ma dovrebbe utilizzare una media ponderata. Nei procedimenti giudiziari, infatti, uno non vale uno. Occorre ponderare il carico di lavoro per determinare la corretta dotazione organica, quindi il numero di magistrati e di personale amministrativo necessario per rispondere in tempi ragionevoli alla domanda di giustizia a livello nazionale e territoriale."
Non dubito che il suggerimento di Fabri, se recepito, farebbe fare un passo avanti rispetto alla mera attuale lamentazione di cronica carenza di organico da parte dei magistrati stessi. Tuttavia, pur con tutte le ponderazioni e le comparazioni del caso, resta il problema di fondo: il "servizio" offerto dalla magistratura non è misurabile con l'unico metro economico che ha senso, ossia la domanda di clienti volontariamente richiedenti e paganti il servizio.
Al posto dei clienti ci sono i pagatori di tasse, che pagano a prescindere e a piè di lista. In ultima analisi, come per la generalità dei servizi pubblici, temo sarà sempre in base alle disponibilità di bilancio (vere o presunte, ossia a quanto deficit può fare chi governa pro tempore) che sarà fissata la dotazione organica. Purtroppo.
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