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Scorie - Sette e mezzo

Dopo un anno dalla sua elezione a sindaco ("sindaca" per i boldrinisti) di Roma, Virginia Raggi ha risposto così a chi le chiedeva che voto si sarebbe data: " direi un sette e mezzo ." Non dubito che amministrare Roma sia arduo, e ciò è confermato dal fatto che i problemi continuano a restare in gran parte irrisolti nonostante nel corso dei decenni al Capidoglio ci sia stata pressoché l'intera offerta politica attualmente presente in Italia. Questo credo dovrebbe indurre a riflettere sulla alternativa libertaria anche i più convinti statalisti (cosa che quasi certamente non avverrà, peraltro). Comunque il sette e mezzo come voto può starci. A patto che sia espresso in trentesimi.

Scorie - Il peggio ha un limite? Probabilmente no

Il M5S si appresta a sottoporre agli iscritti al blog di Beppe Grillo il programma su banche e finanza elaborato grazie alla collaborazione di esperti del calibro di Elio Lannutti, storico presidente di Adusbef; Giulio Sapelli, storico dell'economia di tendenza keynesiana, e Hervé Falciani, noto per aver trasmesso ad alcuni Stati i dati dei clienti della banca per cui lavorava in Svizzera. Si parte dalla separazione tra banche commerciali e banche d'affari, ispirata da Sapelli, secondo il quale " è necessario oggi separare i destini dei nostri risparmi e dei nostri depositi dalle perversioni degli speculatori ." C'è un problema: i depositi a vista non dovrebbero proprio essere usati dalle banche, a prescindere che l'impiego sia finanziario o un prestito al famiglie o imprese. Se non si parte da questo punto, la separazione tra tipi di attività bancaria non serve a nulla. Si passa poi per un sistema di pagamento condivi...

Scorie - Vero e avvilente

"Tutti sanno quello che bisognerebbe fare, è molto facile, è scritto nei manuali del primo anno in Economia, ma è proprio quello che si vieta ai governi di fare: investire. Si può spiegare in modo più intelligente con parole più complicate ma preferisco usare la mia lingua: bisogna in-ve-sti-re." (J-P. Fitoussi) Quanto dichiarato dal keynesiano Fitoussi è, al tempo stesso, vero e avvilente. Vero, perché in effetti i manuali di macroeconomia che vanno per la maggiore nelle facoltà di economia sono di impostazione neokeynesiana. Con la conseguenza che se uno studente non ha curiosità per studiare altre teorie, finisce per identificare quell'unica campana come la sola, o quanto meno come l'unica attendibile. E questa è la parte avvilente, perché la prosperità raggiunta attraverso di investimenti pubblici è un mantra che resiste nonostante decenni di applicazione pratica abbiano dimostrato che chi decide gli investimenti pubblici nella migliore del...

Scorie - Nessuna vera austerità per i consumatori di tasse

Uno dei refrain più ripetuti negli ultimi anni riguarda l'austerità, della quale tanto parlano i fautori del deficit spending, ma che non si riscontra nei numeri. Al più dopo la crisi di fine 2011 c'è stata una mazzolata fiscale, ma l'andamento del saldo primario (ossia al netto della spesa per interessi sul debito pubblico) segnala che le politiche di bilancio, soprattutto negli ultimi tre anni, non sono state realmente restrittive. I rappresentanti delle principali sigle sindacali sono tra coloro che spesso parlano a sproposito di politiche restrittive a austerità. Per esempio, Susanna Camusso della Cgil: " Se si continuano a fare politiche restrittive, il Paese pu ò godere molto parzialmente di alcuni effetti di ripresa che ci sono nel resto dell'Europa o del mondo, ma non ha una sua capacit à di ripartenza . " Oppure Carmelo Barbagallo della Uil: " Bisogna investire, fare investimenti pubblici e...

Scorie - Concorrenza ed equità

In Italia, come noto, abbondano gli ordini professionali, tipica espressione del modello corporativista. Col passare del tempo, invece che diminuire, il numero degli ordini tende ad aumentare, anche se non al pari delle richieste provenienti da questa o quella associazione volta a ritenere il riconoscimento pubblico di ordine professionale. Altrettanto nota è la lamentela da parte degli esponenti degli ordini in merito alla mancanza, peraltro in essere da pochi anni, di un tariffario minimo vincolante, oggi definito "equo compenso". Il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, sembra sensibile alle richieste dei professionisti: " C'è spazio per lavorare sul tema dell'equo compenso ", argomento che " va giustamente affrontato in quanto è legittimo che ci sia qualche "standard" cui riferirsi per definire il livello che tutti quanti definiamo equo compenso ." In realtà ogni compenso è equo quand...

Scorie - Ma quale coesione?

Di recente mi è capitato di leggere sul Sole 24Ore un articolo che rendeva conto di uno studio commissionato dal ministero dello Sviluppo economico polacco relativo ai cosiddetti fondi di coesione europei che, in parole povere, consistono un una redistribuzione di risorse dai pagatori di tasse di certi Paesi ai consumatori di tasse di altri Paesi dell'Unione europea. L'idea di fondo è che questi trasferimenti beneficino anche i Paesi contributori, mediante il canale delle esportazione verso i Paesi beneficiari. " Di ogni euro di fondi europei speso nei Paesi dell'allargamento, 80 centesimi "tornano" nei vecchi Stati membri, i 15 che costituivano la Ue prima del 2004. È il valore aggiunto comunitario della politica di coesione, che travalica i confini degli Stati membri beneficiari e si riverbera anche nei Paesi "donatori netti", quelli per i quali il saldo tra dare e avere nei confronti dell'Unione è negativo ....

Scorie - A chi fa comodo lo Stato innovatore

Quando la madrina dello "Stato innovatore", Mariana Mazzucato, torna nella sua terra d'origine, c'è sempre qualche collega domestico che fa da cassa di risonanza alle sue posizioni, basate sull'idea di fondo che senza lo Stato non ci sarebbe innovazione, quanto meno non allo stesso modo a cui abbiamo assistito nel corso del tempo. Prendete il caso di Fabrizio Onida della Bocconi, che scrive: " Una Cdp che operi come un nuovo Iri virtuoso e "technology orien ted", capace di confrontarsi in modo assertivo con gli investitori esteri (ce ne sono tanti, anche cinesi…) in nome di veri interessi nazionali, che a certe condizioni possono essere valorizzati anche da azionisti lungimiranti di altri Paesi (come avvenuto con General Electric, Siemens, Bosch, Abb e altri). Capitalisti non italiani che combinandosi con le nostre (spesso invidiate) competenze manifatturiere riescono ad allargare la frontiera dei nostri vantaggi com...