Scorie - Tajani ancora come i maestri Erdogan e Trump
La Corte Suprema degli Stati Uniti ha bocciato i dazi introdotti da Donald Trump lo scorso anno. Orange Man, come prevedibile, non l'ha presa bene e ha subito reagito imponendo un dazio generalizzato del 10% per 150 giorni, poi aumentato al 15%, ossia il limite massimo consentito dalla Section 122 del Trade Act del 1974, in base al quale il presidente può imporre dazi per contrasta severi squilibri nell'interscambio.
Ma non sono le decisioni umorali di Trump che mi interessa commentare, bensì la reazione del ministro degli Esteri Antonio Tajani:
"L'Europa sta valutando la portata della sentenza, specialmente per la parte dei risarcimenti. Io sono più preoccupato del cambio euro-dollaro: un dollaro troppo basso è un fardello per l'esportazione. Mi auguro che la signora Lagarde comprenda che a Francoforte si debba abbassare un po' il costo del denaro."
Questo sta diventando un chiodo fisso di Tajani, che reitera un auspicio già espresso quando Trump impose i dazi lo scorso anno. Il fatto è che il tasso sulla deposit facility della BCE, da quasi nove mesi fermo al 2%, è solo lievemente positivo in termini reali. Evidentemente il Tajani in versione Erdogan-Trump vorrebbe tassi nominali molto più bassi e abbondantemente negativi in termini reali.
Il tutto partendo dal presupposto che il dollaro sia "troppo basso". Oviamente ognuno può avere le proprie opinioni, ma oggi servono circa 1,18 dollari per comprare un euro, contro una media ventennale di 1,21 e un cambio a parità di potere d'acquisto calcolato dall'OCSE a 1,18.
Ho l'impressione che, per Tajani, i tassi siano troppo alti a prescindere. Proprio come per i suoi "maestri"...
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