Scorie - I conti di Orange Man non tornano
Che Orange Man sia abituato a spararle grosse, senza fare attenzione alle dimensioni numeriche di ciò che afferma (sostituisce il tutto con l'abbondante uso di superlativi), non è una novità.
Nel recente discorso sullo Stato dell'Unione, Trump ha difeso la sua politica dei dazi, pur dovendo fare i conti con la recente bocciatura subita dalla Corte suprema. A suo dire, i dazi potrebbero sostituire l'imposta sui redditi.
"Col passare del tempo, credo che le tariffe pagate dai paesi stranieri, come accadeva in passato, sostituiranno sostanzialmente il moderno sistema di imposta sul reddito, togliendo un enorme peso finanziario dalle spalle delle persone che amo."
Secondo Trump sono le imprese straniere che esportano negli Stati Uniti a sopportare il peso dei dazi, mentre storicamente non è così. I dazi finiscono per essere pagati da imprese importatrici e consumatori, in proporzioni che variano in base alla struttura del mercato interno (ossia da quanta concorrenza c'è, quindi dal potere di fissare i prezzi da parte delle singole imprese).
Quindi i dazi potrebbero sostituire le imposte sui redditi, ma finirebbero sempre per essere a carico di chi paga le imposte sui redditi, seppure con una diversa distribuzione degli oneri.
Per di più, è ben difficile che si tratterebbe di una sostituzione, se non parziale, dato che i dazi, anche nelle ottimistiche aspettative trumpiane, porterebbero un gettito pari a circa il 10% di quello dell'imposta sul reddito.
Lo scenario più probabile, credo, finirebbe per essere quello che i dazi, anche ammesso che Trump riesca a imporli nella misura che desidera, andrebbero ad aggiungersi all'imposta sul reddito. Non contribuirebbe a fare di nuovo grande l'America, ma farebbe più grande il fardello fiscale dei pagatori di tasse americani.
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