Scorie - L'altro lato di un bilancio europeo più ambizioso
Ogni volta che si imposta il bilancio comunitario settennale, c'è chi vorrebbe un aumento delle dimensioni rispetto al Pil aggregato dell'Unione europea e chi frena. Non dovrebbe stupire che i vari "pensatoi" che gravitano attorno a Bruxelles siano sempre schierati per un aumento, dato che poi attingono a piene mani da quelle risorse o comunque lavorano per indirizzarne l'utilizzo.
Fatto sta che per il periodo 2028-2034 siamo nell'ordine dei 1.800 miliardi di euro, che sarà "solo" l'1,15% del Pil aggregato, ma che vanno finanziati. E, come sempre in questi casi, ci sarà la battaglia per ottenere benefici e far pagare ad altri il conto. In altre parole, ci sarà la battaglia per essere consumatori di tasse.
Perché alla fine si arriva sempre allo stesso punto: le spese vanno finanziate con tasse attuali o future (esplicite o implicite mediante inflazione).
La Commissione, che non deve farsi rieleggere direttamente dagli elettori, propone un mix di nuove entrate, con i soliti a pagare il conto: grandi imprese, fumatori, dazi ambientali e tasse sui rifuiti elettronici, oltre agli immancabili diritti di emissione (su emissioni considerate nocive).
Ma il conto non lo vuole pagare nessuno, soprattutto quelli che, al contrario, chiedono incentivi e sussidi. E che, magari, quando chiedono "investimenti" comunitari prospettano moltiplicazioni dei pani e dei pesci tali non solo da fare impallidire Keynes, ma anche da ridimensionare il miracolo avvenuto nei pressi del lago di Tiberiade.
Il dettaglio che ho più volte evidenziato è che, in realtà, non ci sarà nessun miracolo e che queste nuove entrate non sostituirebbero le tasse nazionali, ma si aggiungerebbero a esse. Perché questo, in fin dei conti, è il lato concreto del bilancio comunitario. E figuriamoci se fosse "ambizioso" come lo vorrebbero i consumatori di tasse altrui che volteggiano come avvoltoi dalle parti di Bruxelles.
Commenti
Posta un commento