Scorie - Il semplificatore senza pudore

Ho letto un articolo sulla necessità di semplificare le norme comunitarie di cui riporto qualche stralcio.

"Meno burocrazia e più crescita: questo serve all'economia europea."

Magari non solo quello, ma certamente sarebbe un buon inizio.

"Dobbiamo spingere tutti nella stessa direzione per arrivare a un sistema normativo più chiaro, più semplice e più intelligente."

Pur essendo una affermazione vaga, perché no.

"Il punto non è contare le leggi, bensì stabilire se l'Europa evolva in un modo che favorisce gli investimenti o che invece li complica."

Beh, è vero che le leggi possono essere poche, ma contenere molti adempimenti, obblighi o divieti tali da complicare la vita a cittadini e imprese. Tuttavia se le leggi sono molte questo esito è pressoché certo.

"L'urgenza è evidente. Oggi obblighi normativi eccessivi che spesso si sovrappongono aumentano i costi, scoraggiano gli investimenti e sottraggono risorse all'innovazione - problema particolarmente acuto per le imprese più piccole, che già dispongono di risorse limitate. L'effetto cumulato imbriglia la produttività e la crescita complessive."

Difficile non essere d'accordo.

"Per converso la semplificazione instaura condizioni propizie al dinamismo. Non è un proclama ideologico, è una constatazione pratica. In una recente relazione l'Ocse evidenzia il problema di fondo: nell'Ue il 3,9% dei lavoratori dipendenti è addetto a funzioni di controllo della conformità, a fronte dell'1,7% appena che svolge attività di ricerca. All'Europa serve che molte più persone lavorino nei laboratori e molte meno siano bloccate sulla compilazione di moduli."

Quante persone dedicare alla ricerca dovrebbero stabilirlo le imprese, ma dubito che vi sia che dissente dal fatto che le persone dedicate alla compliance siano oggi troppe per via di una stratificazione e proliferazione normativa allucinante.

"I cambiamenti devono produrre effetti concreti, non essere meramente cosmetici. Devono introdurre una differenza tangibile nel funzionamento quotidiano delle imprese e nella vita dei cittadini."

Anche su questo, come non essere d'accordo.

"Per troppo tempo l'Europa ha registrato tassi di crescita più bassi di quanto avrebbe potuto e dovuto. Mentre altri crescono a ritmo più rapido, l'Europa perde peso economico e, in un mondo in cui le dimensioni contano, questo la rende più vulnerabile e ne limita la capacità di difendere i propri valori e interessi. In sostanza ne sminuisce la sovranità. Abbiamo cercato di spingere l'economia europea tenendo il freno tirato. Il risultato era prevedibile: l'Europa non è stata all'altezza delle potenzialità di crescita che racchiude. La semplificazione è l'occasione per rettificare il percorso, togliere il freno e liberare tutte le potenzialità produttive dell'Unione."

Sembrerebbe il discorso di un imprenditore frustrato, oppure un proposito da campagna elettorale di un politico che è sempre stato un outsider.

Invece a scrivere l'articolo è stato Valdis Dombrovskis, Commissario per l'Economia e la produttività e per l'Attuazione e la semplificazione. Il quale, però, faceva parte anche della precedente Commissione e di quella prima ancora, essendo Commissario europeo dal 2014.

Non certo uno che non ha partecipato al processo legislativo europeo che ha prodotto un eccesso di compliance e ha "cercato di spingere l'economia europea tenendo il freno tirato". Tra l'altro non è mai stato critico di quei provvedimenti (altrimenti non sarebbe poi da così tanto tempo nei palazzi del potere di Bruxelles).

Segnalerei a Dombrovskis che il pudore non sarebbe tra le cose da eliminare nel processo di semplificazione.

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