Scorie - Sull'indipendenza dei banchieri centrali
Durante la conferenza stampa al termine della riunione di gennaio del Federal Open Market Committee, il presidente della Fed, Jerome Powell, ha così argomentato a chi gli chiedeva dei reiterati attacchi di Donald Trump alla sua persona e, in generale, all'indipendenza della banca centrale:
"Lo scopo dell'indipendenza non è proteggere i banchieri centrali o cose del genere, ma semplicemente che ogni democrazia avanzata al mondo ha adottato questa pratica comune. È un accordo istituzionale che ha giovato al popolo, e consiste nell'evitare il controllo diretto dei politici eletti sull'impostazione della politica monetaria. E il motivo è che la politica monetaria può essere utilizzata durante un ciclo elettorale per influenzare l'economia in un modo che sia politicamente proficuo."
Si tratta dell'argomento classico portato da tutti coloro che sostengono la necessità di avere banchieri centrali indipendenti dal potere politico.
Posto che si tratta di una indipendenza che spesso è molto più formale che sostanziale (come lo sono, in altri settori, le muraglie tra dipartimenti diversi di aziende che svolgono attività che a livello regolamentare devono essere separate), è poi così vero che questo accordo istituzionale abbia "giovato al popolo"?
In termini relativi direi di sì, se l'alternativa deve essere la esplicita dipendenza dal potere politico, perché in quel caso la stampante monetaria è tenuta in funzione ancora di più che in questo contesto di "indipendenza". Di esempi anche recenti, dalla Turchia all'Argentina, passando per Zimbabwe e Venezuela, ce ne sono a bizzeffe.
Ma la perdita di potere d'acquisto dell'unità monetaria gestita dalle banche centrali "indipendenti" (in questo caso, il dollaro americano) è stata significativa, anche se si considera l'obiettivo ufficiale della gran parte di esse, ossia una crescita dei prezzi al consumo nell'intorno del 2% annuo. Cosa che viene ossimoricamente identificata con "stabilità dei prezzi".
In termini assoluti, quindi, la gestione monetaria da parte delle banche centrali indipendenti, la più importante delle quali è la stessa Federal Reserve, non mi pare possa definirsi un successo. Lasciare la moneta al libero mercato toglierebbe di mezzo i limiti inevitabili, anche ipotizzando che ci siano le migliori intenzioni, di conoscenze incomplete da parte dei banchieri centrali.
Verrà fatto? Certo che no. Ma un numero crescente di individui e imprese sta - non da oggi e in misura crescente - dimostrando che non è soddisfatto dalla qualità delle monete emesse e gestite dalle banche centrali.
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