Scorie - Il Laffer di casa nostra
In un'intervista di una pagina intera sul Sole 24 Ore, il presidente dell'ABI Antonio Patuelli (ri)lancia l'idea di incentivare fiscalmente l'investimento a medio lungo termine delle grandi masse di denaro presenti sui correnti bancari e postali, i cui interessi sono tassati con aliquota 26%.
"Se fosse prevista un'aliquota più bassa nel caso di investimento di questo risparmio in strumenti emessi da attività produttive o finanziarie, sarebbe un meccanismo win win, perché i rendimenti sarebbero più elevati e quindi lo sarebbe anche il gettito per lo Stato. Penso a una tassazione incentivante per forme di investimento in obbligazioni bancarie poliennali – ma lo stesso si può pensare per obbligazioni finanziarie o corporate - per allungare a medio e lungo termine i depositi bancari con tassi di interesse molto più elevati di quelli dei conti correnti. Con redimenti più elevati una tassazione ridotta non diminuirebbe il gettito per il fisco. Bisogna, in sostanza, trovare nuove forme di incentivi che non gravino sulla finanza pubblica, ma che alimentino cicli virtuosi di fiducia in investimenti produttivi e che vedano una tassazione di meno onerosa per gli investimenti di medio e lungo termine."
Le "nuove forme di incentivi" in realtà potrebbero assumere la forma di un ritorno al passato. Con il D. Lgs. 239/96 fu introdotta una distinzione tra depositi fino a 18 mesi, tassati al 27%, e scadenze superiori, tassate al 12,5%. Fu proprio per "esigenze di finanza pubblica" che il governo Monti, quando l'acqua era abbastanza alla gola, unificò l'aliquota al 20%. Renzi passò poi al 26% nel 2014.
L'unica eccezione fu sempre il trattamento dei titoli di Stato ed equiparati, su cui l'aliquota era e ancora è al 12,5%.
Se uno considera un tasso standard di conto corrente, che è generalmente una manciata di centesimi di punto percentuale, il ragionamento "lafferiano" di Patuelli sembrerebbe plausibile. Ma lo sarebbe stato anche in passato. Eppure fu proprio un governo in cerca di quattrini in un momento di emergenza a uniformare le aliquote. Se poi si considerano tassi di conto corrente per nuova raccolta, allora i conti tornano di meno.
Dal mio punto di vista la richiesta di riduzione della tassazione dovrebbe basarsi non tanto su argomentazioni di convenienza per lo Stato, quanto sul principio di minore compressione del diritto di proprietà di chi legittimamente ha risparmiato quel denaro. Se uno contesta il principio, allora implicitamente riconosce che il diritto di proprietà su quel denaro è dello Stato, a cui spetta poi decidere quanta parte lasciare a chi lo ha risparmiato.
Un concetto che molti liberali pare vogliano ignorare.
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