Scorie - Il Libro Verde per lasciare qualcuno al verde


Quando viene pubblicato un Libro Verde, una euristica efficace è presupporre che sia una sorta di libro dei sogni, in cui vengono enunciati tanti obiettivi e, se uno prova a fare i conti di quello che costerebbe realizzarli, capisce che gli unici beneficiari del documento sono le persone pagate per scriverlo, anche a prescindere dal quanto si condivida il contenuto.

Da ultimo, la CISL ha pubblicato il “Libro Verde” per il Patto sociale e ne dà notizia la Segretaria Generale, Daniela Fumarola. La quale informa i lettori che il Libro Verde contiene "più di 120 proposte per costruire insieme l’Italia di domani".

Tanta roba, parrebbe.

Il documento "indica una strada fondata su tre scambi strategici per il Paese." Che sarebbero:

"Salari e produttività: la priorità anche per le aziende è aumentare le retribuzioni, mediante contratti che recuperino ogni anno il potere d’acquisto rispetto all’inflazione reale, con una verifica tra le parti, senza automatismi sconfitti dalla storia e l’estensione della contrattazione decentrata aziendale e territoriale. L’impegno deve essere quello di lavorare insieme per incrementare il tasso di produttività, attraverso modelli organizzativi coerenti con la digitalizzazione e la valorizzazione dell’intelligenza collettiva di chi lavora. Operazioni che dovrebbero essere accompagnate da un’ulteriore riduzione delle tasse su pensioni e lavoro, una fiscalità di vantaggio per i giovani neoassunti."

Resto convinto che l'intelligenza sia individuale, anche se più intelligenze possono, collaborando, aiutare a perseguire meglio determinati obiettivi. Ciò detto, ben venga la contrattazione il più decentrata possibile (anche in questo caso, fino a quella individuale), però gli incrementi di produttività necessari alla realizzazione del primo "scambio strategico" potrebbero essere non del tutto realistici, data la storia. Soprattutto, non è realistico ambire a riduzioni di tasse senza fare alcun accenno a riduzioni di spesa pubblica.

Ed ecco il secondo scambio:

"Innovazione e formazione: oltre le retoriche allarmistiche, l’introduzione dell’intelligenza artificiale deve essere accompagnata da fortissimi investimenti sulla partecipazione dei lavoratori e dei loro rappresentanti, condizione per farla rendere al meglio, e stabilendo il diritto soggettivo alla formazione e all’orientamento per tutta la vita. Servono più risorse su scuola, università, ricerca e innovazione, e un piano industriale per il Paese, perché senza industria non c’è futuro."

Anche qui, a prescindere dal merito, c'è il solito mantra: "servono più risorse". Tornerò tra breve sulle fonti di finanziamento di queste risorse, per come le indica Fumarola.

Terzo scambio:

"Flessibilità e partecipazione: la flessibilità che le imprese richiedono e che deriva dalle nuove configurazioni che il mercato sta assumendo deve essere buona, non condurre alla precarietà e avere come contropartita la partecipazione dei lavoratori alle decisioni e ai risultati economici. Serve un welfare solido: servizi per i bambini e per gli anziani al posto dei bonus; una casa accessibile per chi studia e lavora; previdenza con regole stabili, flessibilità per i lavori pesanti e una pensione di garanzia per i giovani con carriere discontinue."

Non mi è chiaro a cosa dovrebbe corrispondere la "flessibilità buona": minori salari fissi e una maggior parte variabile, magari con piani di azionariato diffuso per partecipare alle decisioni e ai risultati? Se fatto su base volontaria dalle aziende e dai dipendenti, nulla da eccepire. Ma i risultati economici possono anche essere negativi (si chiama rischio di impresa) e generalmente i sindacalisti tendono ad affrontare il tema ipotizzando che la condivisione avvenga solo quando i risultati sono positivi. Una opzionalità che qualcuno dovrebbe pagare, e temo si finirebbe in tasca ai pagatori di tasse. Come, tra l'altro, nel caso della "pensione di garanzia per i giovani con carriere discontinue".

Fumarola (e il Libro Verde) invoca "regole scritte dalle rappresentanze sociali contro i “contratti pirata” e a garanzia di salari dignitosi e competitività delle imprese". Una sorta di paradiso terrestre.

Ed ecco l'elenco delle richieste al Governo: "non misure estemporanee, ma risorse stabili e strutturali per abbassare le tasse su lavoro e pensioni: il taglio dell’Irpef esteso ai redditi fino a sessantamila euro, la tredicesima detassata, un fisco più leggero per i giovani neoassunti, premiare le aziende che promuovono la partecipazione, pensioni rivalutate per intero all’inflazione, più risorse per la sanità e per chi assiste un familiare non autosufficiente". 

Il tutto senza mettere alcun numero, ma a occhio e croce servirebbero tanti miliardi. Bontà sua, Fumarola indica genericamente dove andare a prendere i soldi (che vanno presi dove sono, direbbe il suo collega Landini). Non aspettatevi indicazioni di tagli di spese, ancorché genericamente indicate alla voce "sprechi".

"Le coperture vanno cercate tra l’altro nella lotta all’evasione, in un contributo di solidarietà sui superprofitti, nella redistribuzione dalle rendite finanziarie improduttive e dai grandi patrimoni immobiliari."

In sostanza, randellate fiscali ai soliti bersagli di chi fa queste liste della spesa. Quali siano le rendite finanziarie improduttive, non viene specificato. Finanziariamente se qualcosa è improduttivo, vuol dire che non genera redditi, ma non credo sia questa l'accezione a cui si riferisce Fumarola. Suppongo che si tratti di ciò che lei e gli estensori del Libro Verde ritengono essere tale. Quanto ai grandi patrimoni immobiliari, non è chiaro quale sia il valore raggiunto il quale il patrimonio diventa grande. Quanto ai superprofitti, almeno non sono considerati "extra". Ma super cosa significa? Last, but not least, l'onnipresente lotta all'evasione. Che in questi casi è come il prezzemolo.


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