Scorie - Salvare il pianeta a suon di tasse
"Fare previsioni è difficile, non solo perché il pianeta è un sistema complesso ma soprattutto perché sono imprevedibili le azioni umane: pensiamo a tutto quello che è successo da quando Donald Trump è diventato Presidente degli Stati Uniti."
Questo sostengono gli scienziati Paolo Vineis e Luca Savarino, autori del libro "Come sopravvivere alla crisi ambientale". In effetti le azioni umane sono imprevedibili, a prescindere da quelle di Trump, perché nessuno è onnisciente riguardo al passato e al presente (hanno allucinazioni anche i sistemi di intelligenza artificiale), figuriamoci se si pensa al futuro.
Però è certo che "la crisi ambientale ha un'origine antropica, è legata a un modello economico estrattivista che ha ridotto la natura a materiale inerte da sfruttare".
Ovviamente è colpa del Laissez faire e del mercato, anche se il modello "estrattivista" è in gran parte dovuto a una mancanza di proprietà privata, a casi macroscopici di tragedia dei beni comuni e a governi che rilasciano concessioni su beni che pretendono essere demaniali.
Ciò nonostante, gli autori invocano la politica.
"Si tratta di questioni politiche: quali tecnologie sviluppare, a chi affidarne il controllo, su chi farne ricadere i costi."
Ma se il futuro è imprevedibile non si finisce per addossare i costi in modo arbitrario? Mi pare di capire che gli autori se ne farebbero una ragione, perché "se adottiamo una prospettiva di breve-medio periodo, le conseguenze della crisi ambientale ricadono soprattutto sulle popolazioni a basso reddito, le classi meno abbienti dei paesi ad alto reddito, i giovani e le future generazioni."
Quindi, con una conclusione certamente più politica che scientifica, bisogna tassare il contenuto di carbonio degli investimenti più che quello dei consumi, perché "le tasse sui consumi, compresa la carbon tax, ricadono sui gruppi a basso reddito, mentre una tassazione sul contenuto di carbonio degli investimenti e dei patrimoni colpirebbe i "veri" grandi emettitori. In altre parole, chi possiede di più inquina di più, e chi possiede di meno subisce la quota maggiore dei danni sanitari, economici e ambientali: è questa asimmetria strutturale tra proprietà, consumi e vulnerabilità a rendere la crisi climatica una questione di giustizia e non solo di efficienza tecnologica."
Detto che ritengo ancora attuale l'approccio di Rothbard in "Law, Property Rights, and Air Pollution" del 1982, temo che Vineis e Savarino incorrano nell'illusione che sia possibile aumentare a piacere la tassazione su determinati investimenti senza che ciò abbia conseguenze anche su soggetti diversi dalgi investitori interessati.
Ma nello scenario da loro auspicato potrebbero esserci, tra gli effetti (da loro) indesiderati, un aumento dei prezzi dei beni di consumo per via della traslazione della maggior tassazione sui prezzi, oppure per una riduzione dell'offerta.
Non so se, in ultima analisi, il loro obiettivo politico sarebbe raggiunto. Sempre che l'obiettivo sia quello dichiarato.
Commenti
Posta un commento