Scorie - La stagione musicale che non mi manca
Sull'inserto domenicale del Sole 24 Ore, Enzo Gentile sostiene che oggi la canzone politica (che è sostanzialmente canzone sinistrorsa) non funziona.
Bontà sua, Gentile definisce "forse non del tutto invidiabile", la stagione in cui cantanti e musicisti "presidiavano ed enunciavano con orgoglio una certa appartenenza sociopolitica", con i concerti che "si chiudevano dal palco e in platea con una selva di pugni chiusi."
"L'artista "politicamente impegnato", almeno in Italia, è nel frattempo scomparso dai radar, oltre le ragioni di sbiadimento, allentamento delle coscienze, riflusso generalizzato", scrive malinconicamente Gentile.
E ovviamente ecco i colpevoli:
"Comanda la pubblicità che vuole musica leggerissima e, se ti ribelli, il mercato ti manda in esilio."
Quelli con i pugni chiusi erano "artisti liberi", quelli di oggi pare di no. Anche se, ai tempi che rimpiange Gentile, se non chiudevi i pugni non ti esibivi neanche in casa tua, perché nel mondo del'arte (in senso molto lato), l'egemonia culturale gramsciana era stata raggiunta in pratica alla perfezione.
E pazienza quando Gentile cita i cantautori anni Settanta, ma quando arriva a "Lo Stato Sociale, 99 Posse, Modena City Ramblers, CCCP, Brunori", cadono le braccia (per non essere volgari).
Come molti, ho tanti bei ricordi di quando ero ventenne, ma tra questi di certo non c'è il fatto che in quel periodo questi signori erano in auge.
Le caratteristiche, grosso modo, erano sempre le stesse: esibito disprezzo della proprietà privata, ovviamente al lato pratico solo quella altrui, testi e musica tutt'altro che indimenticabili nonché, quasi immancabilmente, un aspetto che rendeva palese l'esistenza di un rapporto tanto sporadico quanto conflittuale con qualsivoglia prodotto per la cura dell'igiene personale.
Decisamente nulla sulla cui (presunta) assenza al giorno riflettere con pensosa malinconia.
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