Scorie - Cooperazione come scelta del male minore

Secondo Rossella Miceli, professoressa di diritto tributario alla Sapienza di Roma, la "recente riforma tributaria conclama un percorso evolutivo avviato alla fine degli anni '90 del secolo scorso, imponendo una rilettura del rapporto contribuente-fisco alla luce del valore generale della collaborazione."

Una evoluzione che dovrebbe superare il rapporto conflittuale tra esattori e pagatori di tasse, ossia la "convinzione che tali soggetti fossero espressione di diversi e contrapposti interessi". Questo "deve cedere il passo a una nuova visione del rapporto tributario, ove domina la convergenza di obiettivi e la condivisione di un unico valore da perseguire, quello del dovere di concorso alle spese pubbliche, massima espressione della solidarietà politica, economica e sociale dello Stato. La fase di attuazione del tributo è destinata così a diventare una fase dialogica e di confronto costruttivo."

Resta da capire come mai, se si tratta di un valore condiviso, la pretesa del fisco sia sostenuta dalla minaccia dell'uso della forza. Secondo Miceli, però, è tutto "figlio di una maturazione culturale che ha riguardato tutti i livelli ordinamentali, seppure con diverse premesse e prospettive."

Per le imprese il cambiamento culturale "ha imposto una necessaria compliance fiscale per godere della stima dei consumatori e di una buona risposta nel mercato."

Anche se "si registra una certa immaturità del Fisco e dei contribuenti a gestire e comprendere tale cambiamento, che impone il definitivo abbandono delle storiche concezioni di «fisco odioso» contrapposto al «contribuente evasore». Tali pregiudizi, portato di pregressi contesti normativi e culturali, devono essere superati da una visione unitaria dei soggetti del rapporto tributario, destinati a guardare verso un comune obiettivo, secondo una logica solidale e cooperativa."

Pur essendo indubbio che per le imprese, soprattutto quelle più strutturate e di dimensioni maggiori, stipulare accordi preventivi col fisco rappresenti una riduzione dell'incertezza e consenta quindi una migliore pianificazione, credo che la realtà sia piuttosto diversa da quella descritta da Miceli.

Nessuno, al di là delle dichiarazioni di facciata, si sveglia al mattino di una scadenza fiscale contento di effettuare il pagamento. Né la stima dei consumatori deriva dalla compliance fiscale, ma dalla qualità e competitività dei beni o servizi offerti. 

Non dubito che esista una parte di persone bavose che credono alle sciocchezze di certi tribuni (per lo più) sinistrorsi per cui tutti i problemi sono dovuti alle tasse non pagate da altri (meglio se grandi imprese) e che se si tartassassero certi soggetti (andando landinianamente a prendere i soldi dove sono) si potrebbero aumentare i servizi gratuiti come se potesse esistere il paese dei balocchi. Dubito, invece, che la "buona risposta nel mercato" dipenda da costoro.

Per le imnprese si tratta in realtà di evitare pubblicità negativa in caso di indagini fiscali che partono con grande risalto dei mezzi di informazione (interessati a loro volta a catturare l'attenzione dei bavosi di cui sopra) e rappresentano una gogna a prescindere da come andrà a finire.

In definitiva, più che di un comune obiettivo e di una logica solidale e cooperativa, si tratta della scelta di quello che è considerato il male minore.

Commenti

Post popolari in questo blog

Scorie - L'interesse nazionale particolare

Scorie - I supermercati non hanno la riserva frazionaria

Scorie - Lotta all'evasione, spesa in espansione