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Scorie - Nessuna rivoluzione

Alla lunga lista di banchieri centrali che lanciano strali contro le criptovalute, facendo di tutta l'erba un fascio, si è aggiunto il governatore della Banca di Francia Francois Villeroy de Galhau, che ha invece elogiato le qualità delle monete digitali emesse dalle banche centrali. Le quali, secondo Villeroy de Galhau, saranno un mezzo per garantire pagamenti sicuri, rapidi e a basso costo. A suo parere si tratta di un evento rivoluzionario. " Pensate a quando qualche secolo fa sono state introdotte le banconote; allora è stata un'autentica rivoluzione e lo stesso avverrà per le valute digitali. L'innovazione tecnologica è fondamentale per garantire il futuro della stabilità finanziaria e pubblico e privato devono collaborare in questo processo ." In effetti l'introduzione delle banconote risolse diversi problemi di logistica e sicurezza nei pagamenti, agevolando il commercio. Le banconote rappresentavano dei certificati convertibili in moneta propriamente d...

Scorie - Politiche attive (per i divani)

Nel periodico aggiornamento sui costi (non pochi per i pagatori di tasse, quasi 23 miliardi dal 2019 in poi) e i benefici (impercettibili, se non dai percettori) del reddito di cittadinanza, l'Inps rende noto che nei primi quattro mesi del 2022 i titolari dell'assegno s0no stati 1,5 milioni di soggetti (3,3 milioni di persone, quas idue terzi al Sue e Isole), 24mila hanno subito la revoca e 158mila hanno perso i requisiti. Ma attenzione alla parte delle politiche attive per l'impiego, quella che i fautori pentastellati del RdC assicuravano essere il vero volano per aumentare l'occupazione. Seocndo Anpal i percettori occupabili sono poco oltre 1 milione, ma solo il 20% aveva un lavoro a fine 2021. Bontà sua, Anpal chiarisce che non è possibile stabilire alcun nesso causale tra l'attività dei centri per l'impiego (e dei mitici Navigator) e questi posti di lavoro. PEr di più, tra i beneficiari occupabili, solo il 45.6% ha avviato il percorso di accompagnamento al l...

Scorie - Il malessere generato dallo Stato imprenditore

Sono in molti a considerare gli anni Ottanta del secolo scorso come il decennio che ha compromesso il futuro dell'Italia. In effetti l'esplosione del debito pubblico in rapporto al Pil avvenne in quel decennio. Per i nostalgici della monetizzazione del debito, la maledizione è da far risalire al "divorzio" tra Banca d'Italia e Tesoro, nel 1981. Io credo invece che sia stato il "matrimonio" precedente una delle cause dei malesseri successivi, e che, in assenza di quel divorzio, l'Italia avrebbe fatto la fine di alcuni Paesi africani o sudametricani, con iperinflazione e distruzione del sistema economico. In sostanza, a inizio anni Novanta i nodi giunsero al pettine, ma credo sia errato pensare che la formazione di tali nodi sia avvenuta (solo) nel decennio precedente. Scrive, per esempio, Simone Filippetti: " All'inizio dell'estate del 1992, il 2 giugno, data che anni dopo, per volere del presidente Carlo Azeglio Ciampi, sarebbe diventata...

Scorie - Il ritorno di chi non se ne era andato

Si può essere contrari all'interventismo perché libertari, quindi per questioni di principio, oppure lo si può essere seguendo un approccio utilitarista. In questo caso sono le inefficienze della pubblica amministrazione a generare contrarietà all'interventismo. In Italia (e non solo) sono nettamente minoritari i libertari, mentre decenni di evidenza empirica dovrebbero avere ormai reso maggioritaria la posizione contraria all'interventismo in base all'approccio utilitarista (in sintesi: non funziona o funziona male). Purtroppo non è così. L'esperienza dell'ultimo biennio lo conferma inesorabilmente. Come scrive Francesco Verbaro in un articolo sul Sole 24 Ore del lunedì (che ospita una ampia sezione del giornale dedicata alla PA): " Il «ritorno dello Stato» oggi invocato non si scontra in Italia con posizioni neoclassiche e liberiste, ma con l'inefficacia dell'intervento pubblico, con l'approccio giuridico dell'azione pubblica e con un'...

Scorie - Non c'è limite al peggio del verdismo europeo

Come è noto, l'Unione europea da alcuni anni ha deciso di fare del Vecchio continente un campione della transizione energetica. Sotto la spinta di talebani dell'ambientalismo socialista come Frans Timmermans, è stata presa la decisione di ridurre le emissioni inquinanti, costi quel che costi. Il cronoprogramma, che era già irrealistico e autolesionista prima della pandemia e dell'invasione russa in Ucraina, è ora tafazzismo allo stato puro. Il mantra, adesso, è quello dell'indipendenza energetica dalla Russia. " Dobbiamo ridurre la nostra dipendenza energetica dalla Russia il più velocemente possibile. È un obiettivo che possiamo raggiungere ", ha detto la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. Probabilmente saranno emessi più certificati di emissione, sul cui aumento di prezzo si inveisce contro la speculazione. Il che può essere fatto solo essendo in totale malafede o totalmente privi di neuroni, dato che programmare un abbassamento dell...

Scorie - Paese che vai, sultano che trovi

Da quando, tanti anni fa, ho cominciato a scrivere Scorie, mi sono divertito a commentare affermazioni che non condividevo o palesemente false. Alcuni dei miei bersagli preferiti (gli emittenti seriali di Scorie, che possono essere più nocive di quelle oggetto di strali da parte del talebanesimo ambientalista) hanno idee che non condivido, ma per lo meno le argomentano in modo coerente. A volte, al contrario, mi capita di imbattermi in articoli nei quali si sostengono cose in palese contraddizione tra esse. Per esempio, su Milano Finanza Guido Salerno Aletta sostiene che la BCE non dovrebbe seguire la Federal Reserve sulla strada della stretta monetaria. A suo dire, " in Europa stiamo subendo lo stress di un aumento straordinario dei prezzi dei prodotti energetici e delle materie prime importate, ma lo stiamo aggravando pericolosamente per il trascinamento indiretto che viene esercitato, già da un anno, dall'annuncio di una politica monetaria americana restrittiva: l'euro ...

Scorie - Come (non) risolvere i problemi di politica monetaria

In un articolo su Bloomberg Opinion, Richard Cookson critica la Bank of England per la sua scarsa performance nel perseguimento dell'obiettivo di mantenere l'inflazione dei prezzi al consumo al 2% annuo. Critica inoltre Andrew Bailey, governatore della BOE, secondo il quale sull'attuale andamento dei prezzi al consumo (ad aprile in crescita del 9% annuo) la politica monetaria non può fare granché, essendoci un problema di offerta dovuto alla successione di Covid e guerra in Ucraina. Posto che in assenza della enorme creazione di denaro dal nulla in corso da anni e accentuatasi dal 2020 mancherebbe un presupposto fondamentale per una crescita così generalizzata e cospicua dei prezzi, l'atteggiamento di Bailey, che è comune a quello dei suoi colleghi a capo di altre banche centrali, è in contraddizione con la richiesta di avere sempre più carta bianca nella conduzione della politica monetaria. E' comprensibile che questi signori cerchino di scansare ogni responsabilit...