Scorie - Non me ne ero accorto, ma pare che siamo in pieno iperliberismo
Intervistato dall'Unità in quanto coautore del libro "Contro le due destre", Marco Revelli (che scrisse "Le due destre" nel 1996) si dice (ancora) convinto che il Italia ci siano due destre, una "fascistoide" (oggi aggiornabile aggiungendo anche "sovranista" e "populista") e una "tecnocratica" o "liberale", che sarebbe quella rappresentata dal PD e prioma ancora dall'Ulivo prodiano.
Due destre che, secondo Revelli "hanno uguali obiettivi: la svalorizzazione del lavoro, l'autonomia differenziata, la fine dell'intervento statale, il dominio del mercato e la privatizzazione dei servizi pubblici, in primis la sanità."
Devo dire che non mi sono mai accorto di questo "dominio del mercato", men che meno della "fine dell'intervento statale", ma è chiaro che, se l'ideale è quello sovietico, allora sia facile apparire iperliberisti.
Revelli ritiene che quella di Elly Schlein sia una "mission impossible", dovendo lavorare sui cocci lasciati da Renzi e Letta. Soprattutto dal primo, che probabilmente è stato il meno sinistrorso di tutti i segretari del PD.
Lamenta poi nuovamente che, non da oggi, per cultura di governo si intenda "l'adesione ai fondamenti dell'iperliberismo, del neoliberismo". E chi più ne ha, più ne metta, mi permetto di aggiungere.
Questa sinistra che è un'altra destra sarebbe per Rovelli il motivo per cui non riesce a intercettare il voto di quel 50% che non va a votare.
Ecco, mi permetterei di far notare a Revelli che quelli che non vanno a votare non sono tutti comunistoni nostalgici degli anni Settanta, ma anche persone che ritengono che di intervento statale ce ne sia troppo e di liberalismo (vero) non vi sia traccia. In nessuna di quelle che lui considera le due destre.
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