Scorie - Contro Città 30 una non vittoria al Tar

Il Tribunale amministrativo regionale dell'Emilia Romagna ha accolto un ricorso presentato da tassisti contro il Comune di Bologna per la (demenziale) istituzione di "Città 30", ossia l'imposizione generalizzata del limite di velocità di 30 chilometri orari sulle strade urbane.

Matteo Lepore, sindaco della città e fautore della (demenziale) "Città 30" non intende arrendersi:

"La sentenza del Tar pone questioni burocratiche sugli atti alle quali siamo pronti a rispondere, ma conferma una cosa importante: la funzione pianificatoria del Comune sui limiti di velocità. La Città 30 quindi andrà avanti."

Temo che Lepore abbia ragione, nel senso che il Tar contesta la genericità della pianificazione comunale, non l'assurdità del limite. In altri termini, specificando i motivi strada per strada il piano può essere ripresentato senza essere nuovamente bocciato. 

Questioni sostanzialmente burocratiche, appunto. Con il conto a carico sempre dei pagatori di tasse (e multe) bolognesi, evidentemente.

Sarà quindi salva la "funzione pianificatoria del Comune", formula dal sapore sovietico che non dispiacerà ai tanti comunisti (nell'anima quando non nell'etichetta) felsinei.

Con la solita tiritera sulla sicurezza e il minor numero di incidenti mortali. Che, a rigor di logica, sarebbero ancora di meno se il limite fosse a 10 chilometri orari, oppure se fosse del tutto vietato circolare in auto.

C'è anche chi parla di riduzione dell'inquinamento, questione che andrebbe approfondita, perché se per fare lo stesso percorso si impiega più tempo, non è detto che dai tubi di scappamento emettano meno.

Ma tant'è. In definitiva, una non vittoria per chi vede nel limite dei 30 chilometri orari un provvedimento demenziale.

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