Scorie - Il problema della quantificazione del valore sociale e ambientale
Uno dei concetti fondamentali che ci ha lasciato Ludwig von Mises riguarda il problema dell'impossibilità del calcolo economico in un sistema integralmente socialista, per via dell'assenza di prezzi di mercato, che sono una sintesi delle conoscenze e delle preferenze della moltitudine di soggetti che dà luogo agli scambi di beni e servizi. Un pianificatore centrale, sia esso una singola persona o un ristretto gruppo di "esperti", non può possedere tutte quelle conoscenze, né sapere quali siano le reali preferenze di una moltitudine di soggetti. Di conseguenza, l'allocazione delle risorse (la loro valutazione relativa) risulta via via sempre più inefficiente, fino all'implosione del sistema.
Queste dinamiche si possono riscontrare anche in contesti "misti" come quelli prevalenti nella maggior parte di quelle che, esagerando, sono definite economie di mercato. Soprattutto quando una delle parti di una negoziazione è un soggetto pubblico e deve stabilire le condizioni della transazione.
Un esempio mi è stato di recente fornito da un articolo di Davide Di Russo, Coordinatore dell'Osservatorio Enti pubblici e partecipate del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili (Cndec), dedicato alla valorizzazione del patrimonio pubblico.
Scrive Di Russo:
"Sempre più spesso le amministrazioni pubbliche, nel perseguire strategie di valorizzazione del patrimonio, si scontrano con carenze finanziarie e organizzative, che rendono inefficiente la gestione del bene, oppure con l'assenza di risposte dal mercato, che non manifesta interesse alla sua acquisizione o gestione."
Credo che uno dei problemi sia il fatto che questi beni debbano poi essere utilizzati da chi li compra nel rispetto di vincoli che rendono antieconomica l'acquisizione. Ma c'è dell'altro, ovviamente.
Continua Di Russo:
"Il rischio è che il bene resti a lungo inutilizzato, per andare incontro a un inesorabile abbandono, considerate le difficoltà della proprietà pubblica a sostenere i costi di manutenzione. Risultato: non solo il bene non "rende", ma il patrimonio si depaupera, i servizi ai quali il bene è funzionale scadono di qualità, il contesto territoriale degrada. In questo quadro è interesse dell'amministrazione individuare strumenti capaci di attrarre operatori, incentivandoli ad acquisire il bene, in via definitiva o temporanea."
Solitamente se diminuisce il prezzo richiesto, le probabilità si riuscire a trovare domanda aumentano, se non è cambiato qualcosa in una delle leggi fondamentali dell'economia.
Ed ecco cosa ci si può inventare:
"Una possibile formula è quella di indire una procedura selettiva in cui il valore periziato del bene possa essere corrisposto solo in parte in denaro, mentre la restante parte viene "pagata" dall'impatto sociale e ambientale positivo che deriverebbe dall'aggiudicazione. Di questo si occupa il documento appena pubblicato dall'Osservatorio enti pubblici e società partecipate istituito presso la Presidenza del Cndcec: esaminare la possibilità per le Pa di adottare - nell'ambito di procedure di dismissione in senso lato (vendita, conferimento, locazione, concessione) - un metodo che quantifichi il valore dell'impatto sociale e ambientale delle obbligazioni non monetarie assunte dall'operatore economico nell'offerta o nella proposta; e, per tale via, di riconoscere all'aggiudicatario una riduzione del corrispettivo monetario in misura pari al valore così quantificato."
A detta dell'autore, questa sarebbe "una soluzione in grado di soddisfare tutti: sia l'operatore economico, che si avvantaggia dello sconto, sia l'amministrazione, che smobilizza il bene e risparmia su gestione e manutenzione, ottenendo comunque la totalità del corrispettivo, in parte in moneta in parte in termini di ricadute positive sociali e ambientali, nell'ottica del perseguimento dell'interesse pubblico."
Sembrerebbe quella che i consulenti da power point (con le slides ormai generate non da operatori junior che fanno le ore piccole, ma dall'AI) definiscono una soluzione win-win.
Di Russo sottolinea che la "chiave è individuare modalità obiettive e trasparenti per misurare il valore sociale e ambientale delle obbligazioni delle offerte e tradurlo in termini economici, per stabilire di quanto ridurre il corrispettivo. Ciò per evitare il rischio di abusi, e quindi di danno per il patrimonio pubblico e di connesse responsabilità."
E come, se non con un bel modello?
"Al riguardo, soccorre il modello di calcolo computazionale Mavt (Multiple Attribute Value Theory), elaborato a partire da un caso concreto nel torinese: attraverso un processo partecipativo tra amministrazione e stakeholder, in modo scientifico vengono predeterminati criteri, indicatori, scale di misurazione, pesi, funzioni che consentono di definire il valore economico da attribuire a obbligazioni rilevanti sul piano sociale e ambientale, a compensazione di una frazione del corrispettivo monetario."
Capisco che il Cndec, che spesso trova i suoi associati a dover effettuare delle perizie, debba cercare un metodo il più oggettivo possibile per attribuire un valore a quei servizi che il compratore di obbliga a fornire per far risultare più alto il corrispettivo della transazione.
Tuttavia, se non esistono transazioni (che non siano occasionali) di mercato su servizi assimilabili a quelli che si aggiungono al corrispettivo monetario del bene pubblico in questione, si ricade nel problema del calcolo tipico del socialismo. E la mia sensazione è che, nella misurazione del "valore sociale e ambientale", lo spazio per la fantasia (che in questo caso è sinonimo di supercazzola contabile) sia pressoché illimitato.
Questo certamente sta bene a chi effettua la perizia e, soprattutto, all'amministrazione pubblica che fa risultare più elevata la valorizzazione del bene ceduto. Non è detto che sia altrettanto per chi paga le tasse a quell'amministrazione.
Commenti
Posta un commento