Scorie - Il presidente ecologista avvinghiato al potere

I politici al potere, da sempre, hanno l'abitudine di autoincensare se stessi e le iniziative assunte nel corso del tempo. A prescindere dalla soddisfazione dei cittadini pagatori di tasse.

Ho più volte sottolineato che se qualcuno vuole trovare esempi di come sia possibile fare non meglio (o anche decisamente peggio) che in Italia, basti guardare cosa accade al di là delle Alpi, segnatamente in Francia.

Emmanuel Macron è presidente della Repubblica dal 2017 e lo sarà ancora per oltre un anno. Soprattutto nell'ultimo biennio ha fatto di tutto per evitare che al governo andasse la destra, con il risultato di indire elezioni a ritmi imbarazzanti perfino per la Prima repubblica italiana e cambiare governi anche più volte in un anno. 

I francesi - che a onor del vero sono comunque mediamente statalisti e non hanno imparato nulla da Frederic Bastiat (come da questa parte delle Alpi, ahimè) - non sembrano molto soddisfatti dell'operato di Macron.

Il quale, invece, rivendica risultati da bambino prodigio a beneficio dei francesi, magnificando gli effetti delle sue politiche di contrasto al cambiamento climatico.

"In Francia, abbiamo ridotto le nostre emissioni di gas serra del 30% rispetto al 1990, di cui il 20% tra il 2017 e il 2024. Siamo passati da una riduzione inferiore all'1% all'anno prima del 2017 a riduzioni annuali superiori al 2% in media dal 2017 al 2021 e superiori al 4% in media tra il 2022 e il 2024", scrive Macron.

Noterete che il meglio ha coinciso con la sua entrata all'Eliseo. Per usare l'idioma di quelle parti, ça va sans dire. Il tutto con grandi benefici anche per i francesi, non solo quando respirano, perché, sostiene pieno di orgoglio Macron, "ci rifiutiamo di sacrificare la nostra competitività. Vogliamo coniugare sovranità, occupazione e decarbonizzazione."

"Come? Attraverso scelte chiare. Ho posto l'ecologia al centro di tutte le nostre politiche economiche, di pianificazione, energetiche, agricole e industriali. Ho anche incaricato direttamente il Primo Ministro di occuparsi della pianificazione ecologica ed energetica", prosegue Macron.

Sarà che mi suscita un certo ribrezzo la pianificazione governativa in generale, ma ho l'impressione che tutto questo non sia poi stato tanto gradito dai suoi concittadini (sudditi?).

"Le nostre industrie verdi stanno creando posti di lavoro in tutte le nostre regioni. È qui, in tutta la Francia, che intendiamo produrre i nostri veicoli elettrici (come la Renault R5 a Douai), le batterie, le pompe di calore e i pannelli solari."

Auguri a competere con i cinesi. E in effetti Macron si augura che "i prossimi annunci della Commissione europea mostrino che lo slancio sta crescendo, con una vera e propria "preferenza europea", in modo che l'Europa diventi davvero il luogo dei progetti di decarbonizzazione più ambiziosi al mondo."

Basterebbe riconoscere che questo si ottiene con misure di protezionismo, che sono pagate in ultima analisi dai consumatori europei. Macron non lo fa.

Al contrario, lui mantiene "l'obiettivo francese del progresso per le persone. L'ecologia deve migliorare la vita quotidiana delle persone. Ristrutturare le nostre case permette a tutti di ridurre le bollette energetiche, aiuta il Paese a ridurre la dipendenza dai combustibili fossili e aumenta la qualità della vita di tutti."

Come no. Anche qui a patto di spiegare che non è un pasto gratis ristrutturare una casa. Anche questo Macron non lo fa.

Anzi, rivendica "un'attenzione costante all'uguaglianza e al potere d'acquisto". 

In definitiva, "il decennio trascorso dalla COP21 è stato un periodo di successi e ambizioni". 

Direi più òe seconde dei primi, ma, in generale, quando Macron uscirà dall'Eliseo i francesi si troveranno a essere ancora tra i più tassati a livello europeo e, nonostante ciò, ad avere conti pubblici notevolmente peggiorati. A onor del vero non solo per colpa di Macron. Il quale, però, quando non è riuscito, per esempio, a riformare le pensioni, ha preferito blindarsi dentro all'Eliseo cambiando governi a ripetizione piuttosto che dimettersi e andare a elezioni presidenziali anticipate.

Quando Macron uscirà dall'Eliseo i francesi si troveranno con circa 25 punti di Pil in più di debito pubblico rispetto a quando vi entrò la prima volta. In euro saranno circa 1.700 miliardi in più. E non è tutta colpa del Covid, direi. Anzi, altrove quella fiammata di debito è stata assorbita dall'altra fiammata, quella inflattiva, di quegli anni. Quella che ha ridotto il potere d'acquisto anche di molti francesi, nonostante "l'attenzione costante" del loro presidente.

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