Scorie - I lamenti di chi ha fatto (mal)investimenti green
Negli anni in cui politici e mezzi di informazione pendevano dalle labbra di Greta Thunberg e a Bruxelles imperversava Frans Timmermans, il principale fautore del Green Deal, diverse imprese hanno investito in progetti green nella convinzione che la politica avebbe reso economicamente conveniente ciò che non lo era e, soprattutto, creato artificialmente una domanda che non cresceva spontaneamente.
Ho letto sul Sole 24 Ore un'intervista a Massimo Perotti, presidente di Sanlorenzo yacht, che è contrariato (per usare un eufemismo) perché la sua azienda ha investito molto nella produzione di barche che consumano carburanti green (con motori funzionanti 70% a metanolo e 30% a gasolio), per i quali, però, non ci sono sufficienti punti di distribuzione.
Perotti ha bloccato la costruzione di una barca da 50 metri a B-fuel:
"Avevamo attivato anche un piano d’investimenti che arrivava dall’Europa... e che finanziava, appunto, la realizzazione del generatore e del motore, oltre che, in parte, la costruzione della barca. Ma ora tutto è bloccato, perché il mercato non esiste. Se vai da un cliente, oggi, e gli dici: ti faccio una barca che è sostenibile perché, per il 70%, va con metanolo green, quello ti risponde: mi fa molto piacere ma io non la compro perché non so dove rifornirmi di metanolo green. Il problema è che manca una produzione sufficientemente forte da poter ipotizzare, nei prossimi anni, la distribuzione di questo metanolo: meno dell’1% della produzione globale di questo tipo di prodotto deriva da fonti rinnovabili, con una disponibilità concentrata in grandi hub come i porto di Rotterdam e di Anversa."
Aggiunge poi:
"Oggi, se si vuole andare in barca in Mediterraneo e fare il pieno di un fuel diverso dal gasolio, occorre essere certi che Spagna, Francia, Grecia, ex Jugoslavia lo distribuiscano, perché altrimenti sei costretto a stare in Italia. Nel nostro Paese, in effetti, abbiamo già fatto dei progressi: siamo quelli più avanzati come regolamentazione, grazie proprio al fatto che Sanlorenzo ha messo in mare il primo 50 metri con fuel cell, nell’estate 2024, quando nessun porto del Mediterraneo ancora distribuiva il metanolo; l’estate successiva, peraltro, dopo un inverno in cui abbiamo lavorato bene con Confindustria nautica e con il Governo, sono arrivati i protocolli. Intanto, però, negli ultimi 16-18 mesi, il mondo è cambiato, al punto che i signori di Blackrock, che sono tra i principali fondi Usa, gli stessi che nel 2021 ci avevano chiesto di fare un progetto serio sulla sostenibilità, o sarebbero usciti dall’azienda come investitori, nei mesi scorsi hanno alzato il braccio e hanno detto: ci siamo sbagliati, sulla sostenibilità torniamo indietro."
La soluzione:
"Visto che sui temi dell’ambiente c’è sensibilità pari a zero sia oltre Atlantico, sia da parte di grandi Paesi come Cina, India e Russia, proprio in questo momento occorre che l’Europa, cioè il mondo occidentale più anziano, si faccia sentire. Bisogna cercare di diffondere un’idea virtuosa e far capire alle istituzioni Ue che abbiamo la tecnologia, abbiamo gli imprenditori pronti ad utilizzarla, ma occorre spingere gli investimenti per la distribuzione e la produzione del metanolo green. Nessun privato, da solo, può far partire una macchina così complessa: ci vogliono regolamenti e magari una legge europea che ti permetta di detassare il metanolo. La politica è fondamentale per dare la spinta a iniziare e poi, ovviamente, le cose si sviluppano."
Per questo Perotti intende rivolgersi alla Commissaria europea competente. Fondamentalmente, per chiedere di usare la leva fiscale (che è sempre redistributiva e non è mai un pasto gratis) allo scopo di creare un mercato in cui la domanda oggi è pressoché inesistente.
Posso capire l'irritazione (sempre per usare un eufemismo) nei confronti di Blackrock, che nei confronti non solo della E, ma anche della S e della G ha avuto un approccio opportunistico (altro eufemismo). Quanto alla politica, vale anche in questo caso il discorso già fatto diverse volte in merito all'elettrificazione delle automobili: la domanda di mercato non c'era, se non a livello di nicchia, e non era comunque sensato pensare che sarebbe stato sostenibile un sistema di incentivi alla domanda a livello di massa.
Nel caso degli yacht, per di più, il mercato è comunque di nicchia. E se una tecnologia non ha un mercato di dimensioni sufficientemente ampie, perfino se al potere ci sono dei Timmermans diventa ingiustificabile l'approccio di 6-7 anni fa, dato il contesto attuale.
Investimenti spinti dalla politica possono rivelarsi malinvestimenti. E non ci si divrebbe neppure stupire. C'è da stupirsi?
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