Scorie - Il will never be enough
Pochi giorni dopo il 26 luglio 2012, quando Mario Draghi, allora presidente della BCE, pronunciò le parole che per molti "salvarono l'euro", scrissi un commento sulla parte finale. Molti si erano concentrati sul "whatever it takes to preserve the euro". Io mi soffermai sulla frase successiva: "And believe me, it will be enough".
Siccome si prefigurava un maggior utilizzo della stampante monetaria, osservai che il problema sarebbe stato solo rimandato e che non sarebbe stato abbastanza. Il titolo di quel pezzo era "Believe me, it will (not) be enough". Credo che i fatti mi abbiano dato sufficiente ragione, ma non ripesco quell'episodio di (tanti) anni fa per autocompiacimento, bensì perché vorrei commentare nuove dichiarazioni dello stesso Draghi.
Il quale, come arcinoto, curò nel 2024 un rapporto sulla competitività europea su mandato della presidente della Commissione europea, destinato, assieme a quello redatto da Enrico Letta, a essere ampiamente citato in ogni discorso da buon europeista e nulla di più.
Nel rapporto del 2024 Draghi invocava investimenti a livelli che non si vedevano da oltre mezzo secolo:
"Per finanziare questa strategia, l'Europa avrebbe bisogno di una quota di investimenti sul PIL che non si vedeva dagli anni '60 e '70. Per fare un paragone, gli investimenti aggiuntivi richiesti dal Piano Marshall tra il 1948 e il 1951 equivalevano a circa l'1-2% del PIL dei paesi beneficiari. Nel nostro caso, parliamo di una cifra stimata tra i 750 e gli 800 miliardi di euro all'anno di investimenti aggiuntivi."
Non sono passati neppure due anni, e di recente lo stesso Draghi ha rivisto al rialzo quella cifra:
"La necessità di investimenti aggiuntivi in Europa per finanziare la transizione energetica, difendere il continente e costruire le industrie dell'era digitale non è più di 800 miliardi all'anno fino al 2030, bensì di quasi 1.200 miliardi di euro l'anno in media."
Saranno pure diventati più complicati i contesti geopolitico ed energetico, ma stiamo parlando di un aumento del 50%, a fronte di una produzione di risorse che potrebbero finanziare tali investimenti che, evidentemente, non sono aumentate allo stesso modo nel frattempo.
Il che, considerando la comunque scarsa attattività di partenza di molti Paesi europei per gli investimenti, non lascia supporre che arriverebbero tanti capitali privati dal resto del mondo. Resterebbe quindi la via del debito, che però, senza un "supporto" della BCE, rischierebbe di far salire e non poco i tassi da pagare sullo stesso.
D'altra parte, la droga monetaria non farebbe che porre in essere l'ennesimo (mega) effetto Cantillon, in attesa del giro successivo.
In ogni caso, di fronte agli aumenti vertiginosi delle stime di Draghi (peraltro non messe in discussione da alcuno dei suoi interlocutori o mezzi di informazione), sento di dover passare dal "it will not be enough" al "it will never be enough".
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