Scorie - Gli effetti della scelta tra il male e il peggio

Durante l'ultima campagna presidenziale, nel 2024, Donald Trump prometteva, oltre a rendere l'America di nuovo grande, di renderla anche "affordable", ossia alla portata delle tasche dell'americano medio, dopo la perdita di potere d'acquisto del periodo post Covid.

"Sotto la mia amministrazione, dimezzeremo i prezzi dell'energia e dell'elettricità entro 12 mesi, al massimo 18. I prezzi scenderanno. Guardate e vedrete: scenderanno, e scenderanno velocemente, non solo per le assicurazioni, ma per ogni cosa", disse ad agosto.

"Un voto per Trump significa che la vostra spesa al supermercato sarà più economica", aggiunse poco prima del voto.

Le cose non sono andate esattamente così, e di certo la decisione di attaccare l'Iran a fine febbraio non è stata di aiuto.

Adesso però Trump pare essere a suo agio con l'inflazione.

"Adoro l’inflazione, mi piace, i numeri sono ottimi", ha detto commentando l'ultimo dato, lievemente sotto le attese, ma certamente a livelli (4,2% annuo) che proprio ottimo non è per la "affordability", soprattutto perché diverse voci sensibili (per esempio il prezzo della benzina) viaggiano ben oltre quella media. 

Che si tratti di sintomi di quella demenza senile che imputava al predecessore Biden, o dell'istinto dell'immobliarista debitore cronico che è in lui, poco cambia.

Quando la scelta alle urne è tra il male e il peggio, queste cose possono capitare. E' peraltro comprensibile l'amarezza (per usare un eufemismo) di quegli americani che lo avevano votato per evitare Kamala Harris. 

Per esempio il car-guy libertario Eric Peters, che dice di Orange Man che "è persino peggio del tuo migliore amico che si scopa tua moglie nel suo pick-up mentre tu lavori per pagare le bollette." Ometto come prosegue il lamento di Peters...

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