Scorie - Questione di firme?


Ormai ogni anno gli organizzatori della Fiera nazionale della piccola e media editoria "Più Libri Più Liberi" sentono l'esigenza di escludere editori considerati non sufficientemente sinistrorsi o proporre, come quest'anno, una sorta di "patentino antifascista" simile a quelle autocertificazioni richieste da talune amministrazioni comunali per concedere l'autorizzazione a svolgere manifestazioni nel loro territorio.

Probabilmente lo fanno per ottenere un po' di spazio mediatico, il che non rende meno patetica l'iniziativa e fuorviante il titolo della fiera, perché faccio fatica a credere che si sia più liberi se occorre censurare (o pretendere autocensure) il pensiero di qualcuno, ancorché non lo si condivida.

Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha detto che "forse gli organizzatori non sanno che il libro più importante per la nostra giustizia, cioè il Codice penale, reca la firma di Mussolini", suscitando le (tipiche e prevedibili) dichiarazioni di sdegno da parte di diversi esponenti politici sinistrorsi.

Tra i quali l'onnipresente Angelo Bonelli di Avs, secondo il quale:

"Sono vergognose le dichiarazioni di Nordio, vorrei ricordargli che è vero che Mussolini ha apposto la firma nel 1931 al Codice penale ma quel Codice penale è stato modificato dalla Repubblica italiana, dalla lotta antifascista, dalle sentenze della Corte Costituzionale, stanno strizzando l'occhio ai neofascisti di Vannacci".

Nel corso degli anni ho più volte sottolineato che il frutto di tanto antifascismo è stato il mantenimento di molte norme del Ventennio. Si pensi al Codice civile del 1942, che è stato modificato anch'esso innumerevoli volte (come inevitabile, peraltro, in oltre otto decenni), ma che continua a mantenere intatta la sua struttura tutt'altro che liberale quando si tratta di limitare il diritto di proprietà.

Cosa che si riscontra anche nella antifascistissima Costituzione ("la più bella del mondo" per i suoi cantori del tutto privi di senso della misura e, a mio parere, anche del ridicolo).

Potrà non piacere - e certamente non piace a un libertario, né dovrebbe piacere anche a chi sia timidamente liberale - ma il dirigismo statalista che pervadeva la legislazione nel Ventennio è sopravvissuta al regime e, ahimè, è viva e vegeta. Checché ne dicano i Bonelli di questo mondo, che peraltro hanno una visione del diritto di proprietà non certo più liberale di quella di chi firmò (anche) il Codice civile. 

Commenti

Post popolari in questo blog

Scorie - L'interesse nazionale particolare

Scorie - I supermercati non hanno la riserva frazionaria

Scorie - L'importanza di chiamarsi Ernesto (Maria)