Scorie - Dividendo, divisore e mezze verità
Intervistato da Libero, il viceministro dell'Economia e delle Finanze Maurizio Leo (in realtà il principale artefice delle questioni strettamente legate al fisco) ha voluto ribadire che l'aumento di pressione fiscale non significa che il governo abbia aumentato le tasse.
"Molti hanno strumentalizzato il concetto di pressione fiscale, accusando il governo di aver aumentato le tasse. Ma l’aumento della pressione fiscale non corrisponde a un aumento generalizzato delle tasse", ha detto Leo.
Il che è tecnicamente vero. Ma non è del tutto convincente la spiegazione che segue:
"Per capire cos’è la pressione fiscale occorre ripassare le divisioni, materia che si insegna alle elementari. Da un lato abbiamo il dividendo, che è la sommatoria delle tasse, dei contributi e del gettito derivante dalla lotta all’evasione fiscale, e dall’altra parte il divisore, che è il Pil del Paese, la sommatoria di investimenti, consumi e altre voci. La pressione fiscale aumenta anche quando ci sono più occupati e quindi più redditi soggetti a tassazione. Dunque, sono aumentati i contribuenti, non le tasse. Tanto è vero che l’occupazione, rispetto a tre anni fa, è aumentata del 2,4%. Inoltre, grazie al lavoro prezioso dell’agenzia delle entrate e della Guardia di Finanza, sono stati recuperati oltre 100 miliardi di euro, sempre nel triennio 2023-25. Ecco come è aumentato il dividendo che ha avuto effetto sulla pressione fiscale."
La parte relativa al recupero di evasione fiscale può avere senso, ancorché andrebbero poi verificati i numeri. Il senso è riconducibile al fatto che nella stima del Pil è già tenuta in considerazione una componente di economia cosiddetta "informale", quindi ogni recupero di gettito da evasione dovrebbe aumentare il dividendo senza aumentare (in proporzione) il divisore.
La cosa cambia se si considera l'aumento dell'occupazione. Quei redditi aggiuntivi sono in parte più o meno consistente consumati e investiti, contribuendo al Pil (quindi al divisore), oltre che contribuire al dividendo tramite la tassazione.
Credo che Leo, non essendo un politico di professione, si salvi specificando che l'aumento della pressione fiscale "non corrisponde a un aumento generalizzato delle tasse".
E' pur vero che il fiscal drag ha in parte più o meno consistente eroso il beneficio della riduzione a favore dei redditi bassi, ma qualcosa è stato fatto. Il tutto andando a caricare ulteriormente il peso fiscale sui titolari di redditi anche non elevati, ma che al fisco conviene considerare tali (qualcuno crede veramente che nella fascia 40-50mila euro lordi si sia ricchi?), per lo più riducendo le detrazioni fiscali.
La verità resta sempre la stessa: se non si taglia una spesa che supera la metà del Pil, non può esservi alcuna riduzione tangibile, men che meno generalizzata, della tassazione. Ma la riduzione della spesa non la vogliono coloro che chiedono di essere votati, a prescindere dallo schieramento politico, perché la spesa porta voti. Né, purtroppo, la vogliono in maggioranza coloro che votano, perché continuano a essere vittime dell'eterna illusione di poter vivere alle spalle degli altri (Biastiat docet). Cosa che sarà sempre vera per qualcuno, ma che non potrà mai essere vera per tutti.
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