Scorie - Ognuno è giudice del modo migliore di spendere quanto ha guadagnato, forse

Ogni volta che un filosofo rawlsiano approccia il tema di ciò che è giusto mi capita di trovarmi in disaccordo. Sebastiano Maffettone commenta l'Offerta pubblica di acquisto e scambio di Intesa San Paolo su MPS, cominciando così:

"Il famoso calciatore George Best diceva che aveva speso la maggior parte dei suoi risparmi in donne e alcool, e che il resto lo aveva - ahilui - sprecato. Si può essere più o meno d’accordo con una simile gestione del capitale, ma quel che è certo che ognuno è giudice del modo migliore di spendere quanto ha guadagnato e messo da parte col lavoro."

Fin qui, nulla da eccepire. Poi arriva questa considerazione:

"La faccenda muta, invece, quando parliamo dei risparmi collettivi, del modo di utilizzarli per il benessere della comunità, dei loro impieghi possibili in vista della crescita economica e sociale del Paese. In questo caso, entra in gioco l’etica pubblica. Sarebbe a dire, quello che è giusto fare da un punto di vista generale, e non la scelta casuale di un singolo individuo. Anche se sono i singoli che hanno costruito il risparmio collettivo, questo ha una sua autonomia concettuale e morale. Nell’interesse degli stessi singoli."

Posto che la scelta del singolo può essere ritenuta casuale da un osservatore esterno, ma esprime, ovviamente se volontaria, le preferenze di quell'individuo, il punto che mi trovas in disaccordo è l'idea che esista un superiore interesse generale, che si sovrapponga a quello dei singoli e lo sovrasti.

In ultima analisi, l'interesse generale è in realtà l'idea che di quel concetto ha chi detiene pro tempore il potere politico.

Entrando nel merito dell'operazione lanciata da Intesa San Paolo, Maffettone scrive:

"La posta in gioco è quantomeno complessa. Il suo oggetto trasparente è costituito dal controllo di Mediobanca, e - suo tramite - di Generali. Ma l’oggetto profondo, invece, riguarda la decisione di chi potrà gestire parte importante del risparmio degli italiani e al modo giusto di utilizzarlo."

Maffettone ritiene fondamentale "che parte di tale risparmio sia investito in imprese italiane. Con uno scopo, tra gli altri, quello di fare crescere la dimensione media di tali imprese. La questione si complica se teniamo in considerazione la dimensione europea. Se non altro perché circa 500 miliardi ogni anno di risparmio europeo - e quindi anche italiano - sono investiti negli Stati Uniti. Un corollario in materia consiste nel fatto che il risparmio italiano, di dimensioni notevoli come è, risulta diciamo così internazionalmente ambito."

Per di più "sembra interesse nazionale - e quindi anche del governo e di noi cittadini - badare a che il controllo del risparmio degli italiani resti in mani italiane. Se così non fosse, infatti, il risparmio italiano finirebbe per essere investito in parte significativa all’estero. Non c’è dubbio, che - dal punto di vista della teoria economica - questa specie di nazionalismo è sbagliato, perché i capitali dovrebbero essere liberi di circolare sui mercati internazionali. Però, in periodo di globalizzazione declinante e di guerre diffuse sembra imprudente non proteggere le proprie risorse quando gli altri lo fanno."

Bontà sua, per lo meno utilizza la parola "sembra", ancorché potrebbe essere solo una questione di stile, volendo continuare ad autodefinirsi liberale.

L'alternativa all'offetta di Intesa sarebbe la fusione alla pari proposta da Banco BPM, ma "mentre Intesa assicura completa italianità, va detto che il gruppo Bpm vede una sostanziale partecipazione francese (il 22% di Crédit Agricole), cosa che, come già affermato, impone ulteriore riflessione."

Beh, a parole sono tutti europeisti, ma alla fine, secondo Maffettone, "l’Italia ha bisogno di un’opzione che unifichi e stabilizzi il mercato finanziario, in grado di difendere il Paese dagli attacchi speculativi e di proteggere i nostri risparmi da un improvvido take over straniero."

Come se, per difendersi dagli "attacchi speculativi", fosse sufficiente questa sorta di autarchia finanziaria. L'esito più probabile, al contrario, sarebbe la perdita dei benefici da diversificazione per i titolari dei risparmi da "proteggere" dalle grinfie straniene (europei inclusi).

La chiusura, poi, è tutto un programma, dato che Intesa "dovrebbe fare due cose: presentare un piano industriale di largo respiro sociale in linea con gli interessi del Paese e non limitarsi a una strategia solo finanziaria come è stata finora quella di Mps e soci."

E qui si torna al punto iniziale: a parte la formula supercazzolesca del "largo respiro sociale" si arriva agli "interessi del Paese", che suppongo Maffettone ritenga siano un concetto definibile in modo oggettivo. E se uno la pensa diversamente, se ne faccia una ragione, anche per il suo stesso interesse, che evidentemente non sa riconoscere.

Tutto molto liberale, vero?


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