Scorie - La (non) bellezza delle tasse, quasi vent'anni dopo

Nel consueto "a tu per tu" domenicale del Sole 24 Ore, il giornale ha incontrato il notaio Piergaetano Marchetti, per decenni tra i professionisti onnipresenti in tutte le operazioni finanziarie rilevanti in Italia.

Ricordando l'amico Tommaso Padoa Schioppa, si rammarica delle critiche che ricevette quando nel 2007, da ministro, disse che pagare le tasse è bello ("Le tasse sono un modo bellissimo di coabitare insieme", le parole esatte di Padoa Schioppa).

Marchetti difende l'amico:

"Condivido pienamente quella frase e resto scandalizzato quando la si sbeffeggia. È un esempio di moralità laica: pagare le tasse significa minori liste d’attesa negli ospedali, più insegnanti, più sicurezza. Un concetto in Italia poco radicato."

Ora, considerando che le liste d'attesa negli ospedali sono talvolta misurabili in anni e la sicurezza, soprattutto in certe zone, è migliorabile (per usare un eufemismo), si dovrebbe dedurre, seguendo la logica marchettiana, che il carico fiscale sia troppo basso.

Ma i numeri testimoniano semmai il contrario. Evidentemente il problema non è sentirsi felici quando si pagano le tasse, ma il fatto che in un Paese drogato di spesa pubblica, le tasse non bastano mai.

Ciò detto, la bellezza è soggettiva, ma chi sostiene che sia bello pagare le tasse dovrebbe spiegare perché, da quando esiste la tassazione, sia accompagnata dalla minaccia dell'uso della forza nel caso uno non paghi. Forse in molti non trovano bella questa circostanza.

Pensate la differenza con una donazione per beneficenza, che è volontaria. In questo caso si può dedurre dall'azione stessa che il donatore ritiene "bello" quello che sta facendo.

Una differenza non da poco. 

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