Scorie - Vadano un po' dove vogliono, disse Maurizio ai ricchi che vuol tartassare
Non so se Maurizio Landini, segretario generale della Cgil, parli più spesso di contratti di lavoro che di usare il randello fiscale sui "ricchi". Quello che so è che, quale che sia l'argomento, tende ad argomentarlo in modo concitato e anche usando i numeri con una certa creatività.
Per esempio, Landini sostiene che "se nel nostro paese più del 50% non va a votare è perché non si sente rappresentato e questo elemento è legato al crescere delle diseguaglianze che è sotto gli occhi di tutti. E la prima diseguaglianza è quella di reddito e della qualità del lavoro."
Che chi non va a votare non si senta rappresentato è una possibilità, ma non l'unica. Potrebbe anche ritenere inutile farlo o avere altre motivazioni. Anche restando all'astensione dovuta al non sentirsi rappresentato, potrebbe anche esserci chi non ritiene che il motivo siano le crescenti disuguaglianze, ma per Landini quello è il motivo e pare non dubitarne.
La soluzione landiniana, e questo non dovrebbe più stupire nessuno, è "affrontare in modo serio e netto una riforma fiscale che tenga conto della progressività, che è un principio riconosciuto dalla Costituzione. Chi più ha più deve contribuire, e la progressività deve riguardare non solo gli stipendi e le pensioni ma tutte le forme di reddito, dalle rendite immobiliari a quelle finanziarie."
Posto che chi più ha più paga anche se un'imposta è proporzionale, il punto di Landini è un classico: tutte le imposte dovrebbero essere ad aliquote progressive, eliminando tutte le cedolari secche o le aliquote fisse.
Di recente, quando ha ripetuto queste cose per l'ennesiva volta all'ennesimo convegno, a Landini è stato fatto notare che i ricchi non starebbero fermi ad aspettare la randellata. Ma lui ha risposto che "possono andare dove vogliono. Se ne vanno se pagano un contributo di solidarietà dell’1,2%? Vadano un po’ dove vogliono, ma siamo noi a garantire loro su sanità pubblica e scuola. Gliele paghiamo noi, perché siamo noi a pagare le tasse. Non pagano un cavolo sulle successioni. Il problema è che non se ne vanno quelli che non se ne possono andare."
Beh, questo presuppone che queste persone adesso non paghino assolutamente nulla, il che è abbastanza improbabile, quanto meno in modo generalizzato. Al contrario, è molto probabile che queste persone paghino sanità e scuola a tanti altri.
Poi l'argomento dei piccoli numeri, un altro classico.
"La proposta che abbiamo fatto di un contributo di solidarietà riguarda 500.000 persone su 60 milioni di italiani, di questo stiamo parlando. Abbiamo dato anche un’indicazione, poi uno può dire di essere d’accordo o meno oppure che è poco. Con un contributo di solidarietà dell’1,2% si possono recuperare 26 miliardi da poter investire nella scuola, nella sanità e nelle politiche industriali. Davvero siamo di fronte al fatto che se succede una cosa di questo genere questi non sono più ricchi?"
La logica parrebbe essere: sono pochi, quindi sacrificabili. E in fin dei conti rimarrebbero ricchi anche dopo aver pagato il "contributo di solidarietà".
Anche in questo caso, Landini sembra oggettivizzare il suo soggettivo punto di vista. Probabilmente perché crede sia una proposta con molto sostegno.
"Su questo, noi che frequentiamo i luoghi di lavoro, non vediamo particolari obiezioni, perché si sente che la tassazione è aumentata e che le persone non c’è la fanno ad arrivare alla fine del mese, e non semplicemente chi ha un salario basso ma anche chi ha una retribuzione media, che non riescono a soddisfare le esigenze basilari per sé stessi e i proprio figli."
Beh, occorre una forte etica della libertà che tendenzialmente scarseggia tra gli interlocutori di Landini nei luoghi di lavoro, per non condividere la proposta di un signore che prenderebbe a randellate fiscali altre persone e, con il gettito relativo, prospetta gratuità a favore dei presenti.
Questo tipo di consenso non rende di per sé migliore la proposta landiniana, che resta sempre improntata al principio da brigante di andare a prendere i soldi dove sono. Da un punto di vista pratico, in ogni caso, l'obiezione a cui Landini ha risposto sbrigativamente "vadano un po' dove vogliono" resta concreta. Perché delle due l'una: o quei 26 miliardi non arriverebbero, oppure arriverebbero randellando i meno ricchi. In entrambi i casi non un gran risultato per il proponente e chi ne condivide l'idea.
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