Scorie - Storie di mercato ad alta quota
Quando vado in spedizione mi piace osservare non solo l'ambiente e la montagna che provo di salire, bensì anche quali sono le abitudini e le principali attitudini delle persone che incontro, soprattutto quelle locali.
Sono appena rientrato da una spedizione al picco Ibn Sina in Kirgizistan, ancora noto con il vecchio nome dei tempi sovietici di Pik Lenin (7134m), il cui busto è presente sullla vetta della montagna (e confesso che mi ha provocato una certa strana emozione toccarlo una volta arrivato in vetta).
Mi era già capitato di osservare all'opera una sana concorrenza tra le diverse agenzie che gestiscono le spedizioni allestendo i campi base e quelli alle quote più alte. Concorrenza favorita anche dal fatto che, apparentemente, se uno vuole apportare qualche miglioria non è costretto a passare per decine di autorizzazioni di vario livello come dalle nostre parti. Per lo più deve trovare le imprese che fanno i lavori e concordare con loro le condizioni.
Quello che mi ha stupito questa volta sono stati due atteggiamenti del tutto contrastanti nei pressi di campo 1, a circa 4300m di altitudine.
Campo 1 è l'ultimo punto dove ancora ci sono certi agi, prima di salire ai campi 2 e 3 dove le tende sono sul ghiacciaio della montagna e la vita è decisamente più spartana. A campo 1 è ancora possibile mangiare in un tendone mensa e comprare bevande assortite.
Con un dettaglio abbastanza bizzarro: lo si può fare solo nella tenda adibita a bar, che però ha orari di apertura solo dalle 14 in poi, e neppure regolari. Questo significa che chiunque scenda dai campi 3 o 2 e abbia voglia di bere qualcosa di buono dopo giorni di neve bollita, deve aspettare le 14, a prescindere dall'ora di arrivo.
Un chiaro esempio di scelta poco lungimirante, considerando i prezzi in dollari che possono essere chiesti per quelle bevande. La (apparente) giustificazione è la carenza di personale, ma non serve essere un genio dell'imprenditoria per concludere che con una paga leggermente migliore si troverebbero ragazzi per gestire il bar tutto il giorno con un significativo margine di profitto, costi di trasporto ovviamente inclusi.
Di segno contrario, sempre nei pressi di campi 1, lo spirito di iniziativa di alcuni cavallanti che solitamente trasportano materiale da e verso il campo base.
Poco prima di raggiungere campo 1 è necessario guadare un torrente. Generalmente è fattibile senza particolari difficoltà, soprattutto nelle prime ore del mattino. Ma se per alcuni giorni c'è un rialzo termico e aumenta il flusso di acque derivanti dallo scioglimento della neve, il torrente si ingrossa notevolmente, l'acqua diventa particolarmente limacciosa e attraversarlo richiede di entrare nel torrente, non solo bagnandosi completamente fino al ginocchio, ma rschiando pure di cadere non essendo visibile il fondo ed essendo forte la corrente.
Ebbene, i giovani cavallanti, avendo intravisto un'opportunità, offrono il servizio di attraversamento del torrente a cavallo. Un'operazione che richiedere meno di un minuto, e che ognuno è libero di contrattare. Chi paga un dollaro, chi ne paga 5 o anche 10. Dipende da quanto ritiene utile il servizio e quanto ha voglia di stare a trattare.
Per un amante del libero mercato, un caso esemplare di come funzionano le interazioni economiche quando non ci sono costrizioni.
Per quanto mi riguarda, supppongo che se quei giovani cavallanti gestissero il bar di campo 1, farebbero palate di dollari.
Commenti
Posta un commento