Scorie - E' come un bue o un cappone

In un articolo sull'inserto domenicale del Sole 24 Ore, il professor Carlo Ratti scrive del coraggio di innovare, con riferimento al primo modello elettrico di Ferrari, la (orrenda) Luce.

"Il mese scorso ho scritto un Guest Essay per il «New York Times» sulla nuova Ferrari Luce. Il titolo scelto dalla redazione era volutamente provocatorio: «Brutta. Costa 640.000 dollari. E fa infuriare tutti, tranne me.» È stato l’editoriale più letto di quel giorno e ha generato una valanga di commenti, sia in rete sia sulla carta stampata. Una delle reazioni che mi ha divertito di più è arrivata da un sito conservatore dell’Arizona, che ha chiosato: un professore del MIT, sicuramente di sinistra, sostiene che dobbiamo farci piacere il brutto."

Per quanto sbrigativo, il commento riportato potrebbe non allontanarsi da una sostanziale verità, per quanto Ratti, ovviamente, la veda diversamente.

A suo dire, il punto è che "quando si innova, il risultato all’inizio può apparire strano, scomodo, perfino sbagliato. Ed è un bene."

Aggiunge poi:

"Non so se questo veicolo sarà un successo commerciale o meno. Ce lo dirà presto il mercato. Credo però che la Ferrari meriti di essere apprezzata per aver provato a ripensare l’automobile elettrica, rompendo linguaggi formali consolidati. La storia dell’automobile è piena di esempi simili."

Ed è piena di fallimenti in esperimenti simili. Ma tant'è. Liberi di farlo.

"L’automobile sta entrando nella più grande trasformazione della sua storia, a causa dell’elettrificazione e della guida autonoma. Senza motore a scoppio anteriore, perché non entrare da davanti, come suggerisce la Microlino? Diventano inoltre possibili geometrie di sterzo fino a poco tempo fa impensabili: le ultime BYD possono ruotare su sé stesse, non perché le stia vandalizzando Jeremy Clarkson ma perché dotate di controllo indipendente delle quattro ruote. Con la guida autonoma, inoltre, il volante potrebbe presto diventare un ricordo del passato: l’intero abitacolo a quel punto potrà essere ripensato come uno spazio di vita. In questo senso in Cina stanno nascendo veicoli completamente nuovi, che a volte sembrano mostri scappati da un laboratorio. Sta cambiando, in breve, l’idea stessa di automobile. Lo stesso fenomeno si è verificato in passato in altri ambiti. L’industria orologiera svizzera sembrava destinata a scomparire con l’arrivo dell’elettronica al quarzo giapponese. Invece riuscì a reinventarsi: Swatch trasformò il quarzo in un oggetto giocoso, mentre l’orologio meccanico sopravvisse come prodotto di lusso. Forse anche il motore a scoppio seguirà un destino analogo: non più tecnologia dominante, ma nicchia di passione."

Io resto convinto che l'elettrificazione sia non una trasformazione, ma l'aggiunta di qualcosa che non definirei automobile. E' un altro mezzo di trasporto, che per chi apprezza un'automobile vera ha la stessa differenza esistente tra un bue e un toro (a proposito: ci si stupisce che Lamborghini, che qualcosa in fatto di tori ne sa, abbia accantonato il modello elettrico?), o tra un cappone e un gallo.

Temo, però, che l'andazzo politico persistente in Europa possa veramente sfociare nello scenario in cui le automobili vere sono destinate a diventare una nicchia, mentre in un mercato libero sarebbe vero il contrario. Il paragone con l'orologeria vale fino a un certo punto, perché nessuna norma sovvenzionò gli orologi al quarzo a danno di quelli meccanici. E gli orologi al quarzo erano mediamente molto meno costosi di quelli meccanici, l'esatto contrario dei veicoli elettrici rispetto alle automobili con motore endotermico.

Quanto al successo o meno di Luce, basta fare il paragone con la presentazione, poche settimane dopo, della 12 cilindri Manuale prodotta in soli 1499 esemplari. Quella sì una vera Ferrari. E suppongo che qualche facoltoso ferrarista abbia pagato la "tassa" Luce pur di poter avere anche una 12 cilindri Manuale.

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