Scorie - Il piano casa democratico e il passaggio dal male al peggio
Ci sono persone che iniziano a fare politica da adolescenti e passano senza soluzione di continuità dai banchi di scuola a quellli di consigli comunali, provinciali, regionali e parlamentari con una "gavetta" più o meno lunga.
Pierfancesco Majorino è una di queste persone. Comunista fin dai tempi della scuola dell'obbligo, ora consigliere regionale in Lombardia e
responsabile nazionale Casa del PD. Lombrosianamente, si potrebbe dedurne l'orientamento politico al primo sguardo, anche senza averlo mai sentito proferire parola.
Un libertario generalmente ha un punto di vista distante da chi governa, o vorrebbe farlo. Si tratta di una distanza variabile e, ovviamente, dipendente anche da elementi soggettivi. Credo che, spesso, si tratti di distinguere tra il male e il peggio.
Per quanto mi riguarda, generalmente il punto di vista dei Majorino di questo mondo tende verso il peggio. Il perché è presto detto: per me si tende al peggio quanto più si propone di fornire questo o quel servizio, istituire questo o quel diritto (definito su basi squisitamente fiat) a gruppi più o meno numerosi di persone. In sostanza promettere pasti gratis, che però qualcun altro dovrà pagare.
Essendo responsabile nazionale Casa del PD, Majorino commenta il Piano Casa del governo, ovviamente in termini negativi. Il che è ovviamente del tutto legittimo. Meno ovvio è che la soluzione sia, come sempre nel caso di queste critiche, aumentare la dotazione finanziaria.
Scrive Mjorino:
"Siamo stati i primi, nel campo politico, in questi anni, a denunciare lo scandalo rimosso degli appartamenti sfitti. Anche per questo ci permettiamo di dire che l’intervento del governo sia assolutamente insufficiente rispetto alle necessità. Investire in cinque anni 970 milioni vuol dire immaginare di azzerare lo “sfitto”, cioè il numero di case pubbliche inutilizzate, in vent’anni! Questo calcolo molto banale è dato dal fatto che oggi sono almeno centomila le case vuote effettivamente presenti in Italia, e in mancanza di risorse per la manutenzione questo numero vede una crescita progressiva annuale importante (e non affrontata nel Piano Casa). Il Piano inoltre interviene (malamente) in materia di “Riscatto degli alloggi di edilizia residenziale pubblica esistenti ”. L’articolo 5 del Decreto favorisce la svendita degli alloggi Erp non per reinvestire risorse in interventi volti a rispondere all’emergenza abitativa, ma per ridurre il debito pubblico. In altre parole siamo di fronte a un “Piano Fanfani all’incontrario”."
A differenza di Majorino, tempo che le risorse eventualmente rivenienti dalla vendita di quegli alloggi non verrebbe destinata a ridurre il debito pubblico, che invece avrebbe senso.
Prosegue Majorino:
"Ciò che non manca, invece, è il sostegno ai fondi immobiliari come grimaldello per ampliare l’offerta abitativa complessiva, raccontando questa scelta come quella che aiuterà il “ceto medio impoverito”. Si tratta di un pericoloso abbaglio. Con i grandi fondi si deve negoziare per ottenere una dotazione più significativa di alloggi accessibili per chi oggi non riesce a reperire sul mercato soluzioni abitative adeguate alle proprie necessità e al proprio reddito, ma proprio su questo terreno, non vi è una sola parola nel progetto del governo che stabilisca garanzie stringenti. Il rischio, assolutamente a portata di mano, è che invece si vada verso una stagione di nuove speculazioni di cui le nostre città non hanno bisogno. Da tempo, come detto, proponiamo sui temi dell’abitare una svolta. In Italia, tolto il Programma Innovativo Nazionale sulla Qualità dell’Abitare non vi è da anni nulla di particolarmente degno di nota. Per questo il Piano del governo era atteso."
Ma "negoziare" come? Generalmente, chi detiene il potere di imporre qualcosa per legge può scegliere di incentivare un comportamento, oppure imporlo. Majorino sarebbe per il secondo approccio?
Ed ecco la pars contruens, se così la vogliamo definire:
"Crediamo vada riscritto a partire da alcune necessità ineluttabili: risorse vere e “nuove” per un programma di azzeramento degli alloggi sfitti, la reintroduzione di fondi a sostegno dell’affitto, una legge sugli affitti brevi, azioni a sostegno della rigenerazione urbana, vincoli e incentivi affinché si determinino le condizioni per creare case accessibili per lavoratrici e lavoratori che altrimenti vengono espulsi dalle città e si alimenti il “mercato calmierato”. E tanto altro tra cui una riarticolazione delle funzioni dello Stato che preveda la presenza sul territorio di vere agenzie sull’abitare e un ministero che coordini programmi e interventi diventando un punto di riferimento per il sistema delle autonomie locali."
Risorse vere e nuove senza dire da dove prenderle, anche se inevitabilmente sarebbero prese dalle tasche dei pagatori di tasse presenti o futuri; mercato calmierato, ossia il viatico per una carenza di offerta, nonché maggiore dirigismo, perché quello pare non bastare mai.
Ed ecco la conclusione:
"Terminata la propaganda sarà compito del prossimo governo realizzare una vera svolta e porre mano, contestualmente, al riordino complessivo della materia urbanistica (tema ignorato dal governo Meloni)."
Una prospettiva che, per quanto mi riguarda, consisterebbe nel passaggio dal male e al peggio.
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