Scorie - Economia ad alta (de)pressione per il Sol Levante
Ho letto la recensione all'ultimo libro di uno dei consiglieri della prima ministra giapponese Sanae Takaichi. L'autore è Takuji Aida, capo economista in Giappone per il Credit Agricole.
Secondo Aida, il Giappone ha un problema di debito. Cosa che pensano in tanti, si direbbe. Il fatto è che, per Aida, il debito non è troppo. Al contrario, non è abbastanza.
Nello specifico, c'è sì un elevato debito pubblico, peraltro detenuto internamente tra banca centrale, assicurazioni, fondi pensione e banche; ma il debito privato, soprattutto delle imprese, è troppo basso. Il tutto perché, dopo la crisi di oltre trent'anni fa, le imprese hanno passato lunghi anni a ridurre il debito, nonostante tassi di interesse a zero, e non hanno poi più ripreso a indebitarsi per investire.
La tesi ricorda le posizioni di Richard Koo, teorico della balance sheet recession da curare a suon di indebitamento pubblico per fare spesa a sostegno della domanda. E in effetto anche Aida ritiene che il governo dovrebbe sostenere la domanda tanto da renderla eccedente l'offerta, anche a costo di surriscaldare un po' i prezzi. Lui la definisce "economia ad alta pressione".
E pensa che "il neoliberalismo sia stato pessimo per il Giappone". Molto meglio il modello cinese, dove il governo indirizza gli investimenti strategici e le imprese eseguono.
Nulla di nuovo sotto al sol (levante), quindi. Un sistema di investimenti in partnership tra pubblico e privato, con il governo a dettare le linee guida e a scegliere dove investire e i co-protagonisti, esiste da decenni. So che non piace ai suoi fautori sentirlo dire, ma il sistema fascista in economia funzionava grosso modo così.
Aida non intravede all'orizzonte un problema di malinvestimenti, evidentemente. Temo si sbagli. Non è l'unico, ma non è un sollievo che lo sia.
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