Scorie - Il vincolo della realtà (anche contabile)

Nell'attuale maggioranza di governo, il ministro dell'Economia e delle Finanze è riuscito finora a gestire lo scassato bilancio pubblico meglio dei suoi predecessori, pur non riuscendo in buona sostanza a ridurre il rapporto tra debito e Pil, perché per ottenere quel risultato, tolta una fiammata inflattiva inattesa, servirebbe una riduzione di spesa che nessuno, nella sua maggioranza, è disposto a considerare praticabile.

A maggior ragione gli esponenti di punta del suo stesso partito, ossia la Lega, che si distinguono per essere i più forti sostenitori di scostamenti di bilancio e spesa in deficit della compagine che sostiene il governo.

Osserva (laconicamente) Giorgetti che "un Paese indebitato non è totalmente libero", quando cerca di frenare gli slanci spenderecci di chi, dal suo stesso partito, invita il governo a decidere scostamenti di bilancio con o senza l'assenso della Commissione europea.

Giorgetti è realista e sa che quello che conta, più del parere della Commissione, è quello di chi finanzia il debito pubblico. Il governo "deve ispirare fiducia, altrimenti la gente non ci dà i soldi per pagare pensioni e stipendi", sostiene il ministro. E ha ragione, perché i soldi dei pagatori netti di tasse non sono sufficienti a pagare tutta la (enorme) spesa pubblica.

La quale va, ahimè, considerata per intero: è vero che, al netto degli interessi sul debito, il bilancio pubblico è in lieve avanzo, ma gli interessi vanno pagati.

E qui si arriva al punto: non è che, escludendo questa o quella spesa dal computo, cambia la realtà dei fatti, ossia che quella spesa deve essere finanziata. E, per finanziarla, o si ricorre alla tassazione attuale, oppure a quella futura. Il debito, infatti, non è altro che tassazione futura, per quanto il futuro possa essere lontano e quando si materializzerà toccherà ad altri pagare il conto, perché, come diceva il (cattivo) maestro Keynes, "nel lungo periodo saremo tutti morti".

Se nella Lega ci sono esponenti, come Claudio Borghi, che affermano gaudenti che lo scostamento di bilancio "non ce lo deve dare l’Unione europea, ce lo darà il Parlamento con gioia", facendo finta di non sapere che la vera ultima parola spetta sempre a chi deve finanziare il debito, il ministro Giorgetti frena, puntando su un approccio consensuale con la Commissione.

A suo parere, "è molto difficile da sostenere, quantomeno politicamente, una clausola di salvaguardia che prevede di non considerare ai fini del Patto le spese per la difesa e invece escluda questa possibilità per l’energia". 

Si può essere d'accorod o meno con Giorgetti su questo punto, ma la realtà dei fatti resta sempre la stessa. si può anche concordare che, contabilmente, si esclude questa o quella spesa, ma questo è equivalente a non registrare un costo in conto economico, pur tuttavia sostenendo l'uscita di cassa e aumentando il debito nel passivo di stato patrimoniale.

Ci si troverebbe solo di fronte a una situazione in cui la contabilità non rispecchia la realtà, ma è sempre la realtà a prevalere.

Lo stesso Giorgetti, rivolto ai suoi colleghi di partito, afferma che se qualcuno propone spese che non considerino il vincolo della realtà, "la sostenibilità del debito diventerà un vero grosso problema". 

Il che è indubbiamente vero. E lo resta anche se l'aggiramento del vincolo della realtà avviene con il bollino della Commissione europea. Semplicemente in quel caso il vincolo si materializzerebbe più dolcemente. Ma non verrebbe meno.




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