Scorie - La via alla prosperità rovinata dall'aggiustamento stock-flussi


Puntuale come ogni anno quando si sta impostando la legge di bilancio, anche nel 2025 arriva il commento di Gustavo Piga, uno di quelli che vedono la via della prosperità nel deficit di bilancio.

Piga critica il Documento Programmatico di Finanza Pubblica (DPFP) per il triennio 2026-2028, troppo intento a limare il deficit a suon di avanzi primari, con inevitabili tassi di crescita anemici del Pil.

"La lettura del documento italiano rende evidente la straordinaria mancanza di ambizione di questo nostro programma pluriennale", scrive Piga, che sottolinea come "ancora una volta il Governo italiano sceglie di aumentare il surplus primario, dallo 0,9% di quest'anno all'1,9% di PIL del 2028". 

Una vera iattura per Piga, che aggiunge:

"Sentiremo dire nelle prossime settimane che la certificata austerità è figlia dell'esigenza di garantire stabilità ai nostri conti pubblici. Ma non è così...: a fronte di tali sacrifici, dannosi per l'economia e per il nostro stato sociale, il debito pubblico su PIL, indicatore principe dello stato dei nostri conti pubblici, rimarrà … costante, con addirittura una lieve crescita nel 2026! Nulla di strano: l'austerità deprime il PIL, rendendo il nostro rapporto debito-PIL immobile e incapace di avviarsi finalmente verso una traiettoria di discesa."

In effetti la palla di neve non aiuterà il rapporto tra debito e Pil nei prossimi anni, ma Piga pare dimenticare che per altri tre anni buona parte dell'incremento del debito sarà riconducibile alla componente di aggiustamento stock-flussi, per via dell'impatto a scoppio ritardato del buco creato dal superbonus.

Argomenti standard per Giuseppe Conte, che per lo meno non è economista, e va ripetendo che "il debito è in costante aumento perché la crescita è pregiudicata dall'assenza di qualsiasi politica industriale e di investimento. Senza considerare, come ha certificato la stessa Confindustria, che senza le risorse del Pnrr portate dal nostro governo l'Italia chiuderebbe il 2025 con un calo dello 0,5 per cento: saremmo in piena recessione."

Posto che anche i soldi del PNRR sono per circa due terzi debito che andrà ripagato per parecchi anni, vi è una netta convergenza nell'idea di fondo (ahimè molto diffusa) che il deficit sia un propulsore di crescita economica. Come mai questo moto perpetuo in realtà tenda a gonfiare il debito ovunque pratiticato con costanza, questi signori continuano a non spiegarlo. Anche se non credo che sia perché resta loro un minimo di pudore.

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