Scorie - Inclusive stupidaggini
Quando capita di leggere: "Il linguaggio dà il tono. Indica se qualcuno si sente parte del gruppo o escluso, se rimane in gioco o se ne va", si capisce immediatamente che ci si trova di fronte a una delle classiche manifestazioni di politically correctness che impongono talune parole e ne vietano altre in nome dell'inclusività.
E' già deprimente quando queste cose accadono a livello di scuola pubblica o aziendale, ma quando si arriva al mondo del calcio, si salvi chi può.
La Berks and Bucks FA è la federazione che governa il calcio nel Berkshire e nel Buckinghamshire, in Inghilterra. Rappresenta oltre 600 club e 34.000 giocatori, anche se voglio sperare che buona parte di costoro ritengano una enorme stupidaggine la "guida" che la loro federazione ha pubblicato per "adottare misure semplici ma significative per garantire che il nostro sport sia inclusivo, rispettoso e accogliente per tutti", secondo le parole del responsabile della comunità e dell'inclusione della federazione, Callum Salhotra.
E allora ecco che non si deve dire "linesman" (guardalinee), perché "man" non è inclusivo. Meglio usare il neutrale "assistant referee" ("assistente arbitro"). Ma non va bene neppure "christian name", che va sostituito con "given name". E perfino "ladies and gentlemen" rischia di escludere chi non si sente né lady, né (gentle)man.
Meglio non usare neppure "mother", passando al neurale "parent". Avrei capito l'invito a non usare "motherfucker", ma il fatto che ognuno abbia una madre non dovrebbe far sentire esclusi i padri.
Questo è il livello raggiunto, e il fatto che non sia successo (ancora) a sud delle Alpi non è di grande sollievo, dal mio punto di vista.
Scorie torna (se tutto va bene) il 24 novembre
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