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Scorie - Sono le parole a essere inaccettabili?

Quando la sinistra è al governo, si indigna per ciò che dice ci sta all'opposizione. Quando la sinistra è all'opposizione, si indigna per ciò che dice chi sta al governo. In pratica si indigna sempre, ma con la differenza che, quando è all'opposizione, ciò è aggravato dalla astinenza dal potere. Ecco quindi le dichiarazioni indignate di Maria Cecilia Guerra, responsabile Lavoro del Pd, in merito alle affermazioni di Giorgia Meloni di qualche giorno fa a un comizio in vista dei ballottaggi delle amministrative a Catania. " Definire le tasse pizzo di Stato è un'affermazione grave che legittima l'evasione e ancor più grave perché associa l'attività dello Stato a quella mafiosa. Parole inaccettabili ".  Guerra, che è anche professoressa di Scienza delle Finanze, di tasse se ne intende, tecnicamente parlando. Assimilare le tasse al pizzo può essere considerato inaccettabile in ottica statalista. Io mi limito a osservare che è poco credibile che un'affer...

Scorie - ESG e la mano visibile dello Stato

Ci sono diversi modi di sostenere i meriti dell'approccio ESG agli investimenti, ma si dovrebbe avere il pudore di non affermare cose palesemente false. Per esempio che si tratti di uno sviluppo di mercato, dato che non è un fenomeno spontaneo, e con ogni probabilità sarebbe rimasto di nicchia se non vi fosse stata una costante spinta politica e legislativa a suo favore. Invece mi è capitato di leggere un articolo di Matthew A. Winkler su Bloomberg Opinion, nel quale l'autore scrive in merito alla lezione che la California avrebbe da insegnare a Florida e Texas in materia. Indubbiamente in Florida e Texas la politica è a sua volta anti ESG, al contrario che in California. D'altra parte in Texas è comprensibile che una crociata contro le fonti fossili non sia ben vista, mentre la parte "Social", che in alcune degenerazioni potrebbe essere sostituita da "Woke", è evidentemente più nelle corde dei progressisti californiani che in quelle dei texani o dei con...

Scorie - Le buone(?) intenzioni di Giancarlo

Giancarlo Giorgetti, ministro dell'Economia, è spesso definito "prudente" nelle dichiarazioni in merito ai provvedimenti da assumere in tema di finanza pubblica. Indubbiamente ciò è vero se il termine di paragone è il segretario del suo partito nonché attuale ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, che parla invariabilmente di spesa pubblica da aumentare e tasse da tagliare contemporaneamente. Tuttavia l'approccio di Giorgetti a me pare più frutto di tattica che di convinzione. Ha capito meglio di altri che sparare idchiarazioni avventate è controproducente sia nei confronti dei partner e delle istituzioni europei, sia degli operatori dei mercati finanziari.  Ma se le regole di finanza pubblica restassero sospese a tempo indeterminato e non si manifestasse alcuna tensione sui titoli di Stato, dubito che avrebbe remore nel far correre la spesa. Prova ne sia che continua a insistere (credo senza reali possibilità di successo) per escludere le spese per un ampio v...

Scorie - Carta di identità variabile

Da libertario sono convinto che fino a quando non viene aggredita la proprietà altrui, ognuno debba poter fare ciò che vuole e intrattenere i rapporti volontari che desidera. Curiosamente, chi si batte in nome della diversità e dell'inclusione non è poi altrattanto tollerante con chi la pensa diversamente, il che, unito alle imposizioni del politically correct estremo, mi genera una certa allergia. Allergia che cresce all'aumentare della lunghezza degli acronimi, a sua volta direttamente proporzionale alla intolleranza di chi in quegli acronimi si riconosce. Acronimi che, a forza di includere lettere, potrebbero finire per escludere le sole persone eterosessuali. Le quali suppongo che in larga maggioranza non abbiano in realtà alcuna avversione verso le preferenze delle persone contenute in detti acronimi, ma vorrebbero non essere tacciate di nefandezze per il solo fatto di non riconoscere alcun merito speciale nel far parte degli acronimi stessi. Quando, poi, ci si mette lo St...

Scorie - Come valorizzare la natura?

Tempi difficili per chi si occupa di contabilità. Dal fornire una rappresentazione veritiera e corretta della situazione aziendali in termini patrimoniali ed economici, si sta passando al dover considerare l'ampio e molto politicamente condizionato concetto di sostenibilità. Capita quindi di leggere articoli che invocano la necessità di una "contabilità che sappia dare voce alla Natura". Prendo spunto da un pezzo di Ariela Caglio del Dipartimento Accounting e direttore del Double Degree Essec dell'Università Bocconi, che comincia così: " Secondo il World Economic Forum (WEF), la Natura contribuisce a generare più della metà del Pil mondiale (44 trilioni di dollari) ." Si tratta sempre dello stesso consesso secondo il quale in futuro " non possederemo nulla e saremo felici ". Nel frattempo, loro possiedono molto più della media (e questo non sarebbe di per sé un male) e pretendono di sapere cosa è bene e male per tutti (e questo è indigeribile), spi...

Scorie - Il sultano persevera

L'elaborazione di una teoria economica dovrebbe partire da uno o più assiomi autoevidenti, dai quali dedurre quali conseguenze discendono da deterinate decisioni e azioni. Le evidenze empiriche dovrebbero poi supportare quanto elaborato a livello teorico. Come è noto da diversi decenni prevale invece anche in economia il metodo induttivo, mutuato da scienze che osservano i fenomeni naturali, e che partendo dai dati cercano spiegazioni teoriche. In questo caso l'ampio utilizzo di dati e metodi quantitativi serva come punto di partenza perelaborare una teoria. Ovviamente poi i dati possono essere torturati per far dire loro cose che chi li elabora vuole sentirsi dire, e questo accade con una certa frequenza, soprattutto quando si vuole che la teoria vesta a pennello determinate idee politiche. Vi sono casi, però, in cui anche sotto tortura i dati non confessano ciò che il torturatore vuole sentirsi dire. Un esempio riguarda l'idea secondo la quale per combattere l'inflazi...

Scorie - Peggio di un coccodrillo

Per diversi anni abbiamo sentito i banchieri centrali, soprattutto nel Vecchio continente, giustificare le azioni di politica monetaria ultraespansiva (come l'imposizione di tassi negativi e massicci acquisti di titoli di Stato a fronte di emissione di base monetaria) con l'esigenza di portare la crescita dei prezzi al consumo all'obiettivo del 2% annuo. I prezzi al consumo crescevano, stando agli indici ufficiali, al di sotto di tale soglia, e occorreva scongiurare la deflazione, ancorché nessuno, se non i grandi debitori, si lamentasse per una crescita dei prezzi troppo lenta. In particolare, non mi è mai capitato di sentire qualcuno lamentarsi se i prezzi di ciò che doveva acquistare fossero in linea o addirittura inferiori rispetto ai livelli dei mesi precedenti. Poi il dentifricio inflattivo è uscito dal tubetto e i banchieri centrali, dopo aver detto per diversi mesi che si trattava di un fenomeno temporaneo, hanno preso a elencare diverse cause, escludendo sempre le ...