Scorie - Euro digitale ed educazione finanziaria di Stato


Da quando la Banca Centrale Europea ha lanciato il porogetto di euro digitale (peraltro con tempi di realizzazione biblici, se si tiene conto della velocità degli sviluppi tecnologici), gli organi di informazione si premurano di indicarne i grandi vantaggi per cittadini e imprese.

Da ultimo ho letto un articolo di Donato Masciandaro, il quale ritiene che per arrivare al traguardo dell'euro digitale serva "aumentare il grado di alfabetizzazione del Paese".

Sì, perché "c'è chi rema contro. Sono i portatori di quattro virus, che si chiamano ideologia, conflitto di interessi, incompetenza e scorrettezza. Ma c’è un antidoto: le istituzioni pubbliche che si occupano di educazione finanziaria."

Quanto all'ideologia, si tratta di coloro che esprimono "contrarietà alla moneta europea, in qualunque forma essa si presenti".

Segnalo che c'è chi non vuole l'euro perché preferisce monete fiat nazionali e chi, invece, è contrario alle monete fiat in generale.

Poi c'è il conflitto di interessi delle banche, per una "moneta pubblica vista come concorrente".

In realtà se la BCE vuole evitare una contrazione dell'offerta di credito deve limitare quella concorrenza, e infatti le ipotesi di un limite al saldo massimo di euro digitali per singolo wallet tengono conto di questo aspetto.

Ma la parte interessante riguarda "i due falsi amici dell’euro digitale", ossia "coloro che, occupandosi di educazione finanziaria, possono essere poco competenti, o addirittura scorretti, volendo massimizzare non la qualità dell’educazione, ma il proprio tornaconto."

Ma c'è l'antidoto: "le istituzioni pubbliche, in particolare quelle che si occupano proprio della materia, e sono riunite nel Comitato di educazione finanziaria del Mef."

"Ci sono due beni pubblici, tra loro intrecciati, da costruire e tutelare: l’euro digitale e l’educazione finanziaria. È lo Stato che ci deve pensare", conclude Masciandaro.

Segnalo che Masciandaro presiede quel Comitato. L'assunto di fondo è che qui di conflitti di interessi non ce ne siano. In effetti, storicamente lo Stato non ha mai distorto i fatti a fini propagandistici. Forse.


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