venerdì 29 settembre 2017

Scorie - C'è differenza tra accoglienza volontaria e accoglienza coercitiva




Come è noto, la posizione della Chiesa cattolica in merito al tema dei migranti è per una accoglienza sostanzialmente senza limiti, da abbinare a una politica che eufemisticamente definirei generosa in tema di riconoscimento della cittadinanza.

Per esempio, Luis Antonio Tagle, arcivescovo di Manila e presidente di Caritas Internationalis, ha affermato:

"Tutti coloro che credono, a maggior ragione se sono politici, come tali non possono chiudere le porte in faccia agli stranieri, ai migranti e ai rifugiati. Il mandato evangelico è chiaro, non ascoltarlo significa tradirlo."
Aggiungendo poi:

"Non è solo Gesù a essere esplicito in merito. Anche l'Antico Testamento parla chiaro quando il Signore dice di avere un amore speciale per gli orfani, le vedove e gli stranieri perché non hanno chi li aiuta. Gesù poi ha identificato se stesso con gli stranieri. Non è un politica da adottare, ma un vero e proprio mandato da non tradire."

In un contesto ideale dal punto di vista libertario, ogni associazione tra individui dovrebbe essere su base esclusivamente volontaria. Quindi nessuno potrebbe imporre né proibire ad altri di compiere azioni che non violino il principio di non aggressione.

Il contesto attuale è ovviamente ben distante dall'ideale libertario, per cui credo si debba cercare di ragionare su quanto sia meno peggio, date le circostanze.

Nelle parole che ho riportato c'è, a mio parere, una confusione tra l'obbligo morale che, come persona, dovrebbe avere il credente, disponendo di ciò che gli appartiene, e il potere che quella stessa persona ha di disporre coercitivamente di risorse altrui quando ricopre cariche politiche.

Gesù non ha imposto a nessuno di seguirne gli insegnamenti e ha sacrificato se stesso per gli altri. Spesso, invece, chi ne dovrebbe diffondere gli insegnamenti ritiene addirittura doveroso, per un politico credente, utilizzare il potere coercitivo di cui dispone per imporre ad altri, credenti o meno che siano, il mandato evangelico.

Ora, mi sembra più che evidente l'enorme differenza che esiste tra invitare altri a compiere volontariamente determinate azioni e usare la minaccia dell'uso della forza per costringerli a compiere quelle stesse azioni. Ritengo che imporre mediante la minaccia dell'uso della forza comportamenti in (presunta) linea con il mandato evangelico rappresenti un tradimento di quello stesso mandato.

La democrazia già ha i suoi difetti e la soluzione non sarebbe la teocrazia.


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