Scorie - Poco benessere, men che meno equo e sostenibile

Sarà che stava scrivendo la premessa alla Relazione da inviare al Parlamento sul Bes, il Benessere equo e sostenibile, ossia una delle trovate politicamente corrette a cui in Italia ci si attacca quando gli indicatori alternativi, per esempio il Pil, non segnalano benessere. 

Non che io ritenga il Pil, per come è costruito, esente da critiche, ma non è di questo che intendo occuparmi in questa sede.

Il ministro dell'Economia, Roberto Gualtieri, ha scritto che il governo "è al lavoro sulla formulazione di un'ampia strategia, denominata Green and Innovation Deal, una sfida che se ben programmata e gestita riporterà il nostro Paese su un sentiero di elevata crescita economica e occupazionale garantendo la piena sostenibilità della finanza pubblica."

Non so a cosa si riferisca Gualtieri quando parla di "elevata crescita economica e occupazionale", ma qualche perplessità credo sia lecito averla.

Peggio ancora, però, è quando Gualtieri reitera il seguente pensiero:

"Grazie a una maggiore credibilità e a una rinnovata stabilità, saremo in grado di spostare ulteriori risorse di bilancio dalla spesa per interessi ad interventi che incidano positivamente sul benessere dei cittadini."

Attenzione: se si spendono in altro modo i miliardi eventualmente risparmiati sulla spesa per interessi senza ridurre il debito, si rimane esposti a un nuovo aumento dei tassi di interesse in un contesto nel quale, nel frattempo, ci sarebbe altra spesa da finanziare.

In sostanza sarebbe il modo per aumentare complessivamente la spesa, in prospettiva. A quel punto l'effetto palla di neve sul debito sarebbe anche più intenso che nel recente passato.

Per i consumatori di tasse potrà esserci più benessere, per i pagatori decisamente no. Difficile poi definirlo equo e sostenibile.

 "Se io domenica mattina vado a votare - ha sottolineato il Cardinale- è perché sono convinto che esista un bene comune che riguarda te, riguarda tutti noi. Siamo un 'noi' di cui dobbiamo tenere conto. E mi fa paura, invece, questo atteggiamento individualistico, in fondo, di non scegliere. E, poi, quante nazioni ci sono nel mondo dove non si vota, dove c'è una testa che ha già pensato tutto... In fondo noi viviamo in una democrazia... E' un valore aggiunto anche la democrazia. In democrazia senti cose dritte, senti cose storte, senti cose che condividi e non condividi... Certamente tutti abbiamo il dovere di informarci, di farci una coscienza. Il voto è esprimere un giudizio".

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