Scorie - La terapia ha avuto successo e il paziente è guarito, ma guai a interromperla

Il 29 ottobre la Federal Reserve ha tagliato i tassi di 25 punti base, come ampiamente atteso, e ha annunciato che da inizio dicembre porrà fine al Quantitative Tightening, ossia alla riduzione, mediante mancato reinvestimento dei titoli giunti a scadenza, del suo (enorme) bilancio, gonfiatosi a partire dalla crisi del 2008 e letteralmente esploso durante la pandemia, a suon di emissione di base monetaria. I titoli del tesoro giunti a scadenza saranno quindi oggetto di reinvestimento, mentre le cartolarizzazioni saranno sostituite, a scadenza, ta titoli del Tesoro a breve termine.

Il giorno dopo, mentre sbrigavo le ultime faccende lavorative e terminavo i preparativi per il mio viaggio, ho letto ovviamente tanti commenti, tra cui quello, come sempre fornitore di scorie, di Jonathan Levin su Bloomberg, secondo il quale:

"Per alcuni critici di lunga data del bilancio della Fed, la fine del QT è destinata a scatenare una nuova ondata di preoccupazioni. Attribuiscono al bilancio la colpa di tutti i mali dei mercati e dell'economia e fantasticano apertamente su un mondo in cui il bilancio non torna ai livelli pre-2020, ma a quelli visti prima della crisi finanziaria. In particolare, tracciano collegamenti speciosi tra bilancio e inflazione, bolle speculative e disuguaglianza. Ma trascurano il fatto che l'era dei bilanci di grandi dimensioni è stata – con l'eccezione dell'esperienza pandemica – un periodo di successo per la banca centrale e l'economia statunitense. Dall'avvento del quantitative easing, la combinazione di inflazione e disoccupazione (misurata dall'"indice della miseria") è generalmente migliorata nel tempo, non peggiorata. La Fed è ben lontana dal fallimento che i commentatori da cappello di carta stagnola vorrebbero farvi credere."

In sostanza, il QE è stato un successo incredibile. Peccato che lo stesso Levin sia poi dell'idea che la Fed non debba tagliare ulteriormente i tassi perché l'inflazione (secondo la definizione mainstream di crescita di indici di prezzi al consumo) è ancora circa un punto oltre il target del 2% annuo.

Peccato anche che i prezzi degli asset finanziari e reali siano piuttosto gonfi e che l'effetto Cantillon dovuto alla politica monetaria non abbia certo favorito chi se la passa peggio a ivello di reddito e patrimonio.

Levin concede che l'enorme bilancio della Fed abbia un margine di interesse negativo, con perdite cumulate già di oltre 243 miliardi, contabilizzati creativamente al passivo con segno negativo. Per non parlare delle minusvalenze implicite, anch'esse non contabilizzate.

Ma evidentemente non crede che ci sia qualcosa che non funziona nel suo elogio della Fed, scrivendo poi questo:

"Anche coloro che vorrebbero ridurre ulteriormente il bilancio devono affrontare una realtà pratica: potrebbero non essere in grado di farlo senza causare una crisi, e anche un piccolo intoppo costerebbe alla Fed la sua preziosa credibilità."

Ora, tra coloro che hanno criticato il QE fin dall'inizio, non pochi sostenevano che sarebbe stato solo un calciare avanti il barattolo, non risolvendo il problema sottostante, ma ingrandendolo. Se ridurre il bilancio ai livelli pre QE quando questo si dice sia stato un grande successo per l'economia porterebbe a una crisi (ed effettivamente io credo che ciò sarebbe molto probabile), evidentemente c'è qualcosa che non funziona nell'elogio di Levin.

E addirittura sarebbe questa sorta di normalizzazione a costare alla Fed la sua "preziosa credibilità".

In sostanza, una terapia che ci è stata venduta come risolutiva e di successo, ma che non si può interrompere. Non assomiglia molto al doping?

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