Scorie - Era meglio restare là
In questo periodo sono generalmente di ritorno dal Nepal, dove per tre settimane cerco di tenermi il più possibile alla larga dalle cose che accadono nel resto del mondo, a partire dall'Italia.
Ogni volta, quando torno, mi piace individuare le principali meschinità che tengono acceso il dibattito politico e mediatico. Quest'anno direi che i temi principali siano due.
Il primo è quella che ritengo la persecuzione da parte dello Stato di una famiglia che ha deciso di vivere in un bosco, senza le comodità ormai date per scontate. Ai genitori lo Stato vuole togliere la potestà sui figli, i quali peraltro pare non abbiano subito alcun maltrattamnto. Semplicemente vivono in una sorta di Walden del XXI secolo, senza acqua calda ed elettricità.
Ho letto lunghe argomentazioni su questa faccenda, ma a mio parere tutto si dovrebbe ridurre a valutare se queste due persone violano il principio di non aggressione nei confronti dei figli oppure no. Da quanto mi pare di capire, a essere punita è in realtà la non convenzionalità della scelta di vita. Il tutto fa parte di quella omogeneizzazione che lo Stato vuole forzare in tutti i sudditi. Come se fossero pecore (o peggio). Per inciso, per vivere in quelle condizioni, ancorché per un periodo limitato e in vacanza, c'è chi paga fior di quattrini. Si arriverà a vietare anche quello?
Il secondo tema è quello del "consenso libero e attuale" che deve sussistere in occasione di ogni rapporto sessuale, oggetto di una legge che avrebbe dovuto essere bipartisan e che la Lega, in uno dei rari atti politici non sciagurati che la contraddistinguono da anni, ha stoppato al Senato. Ufficialmente per migliorarne il testo. Alla Camera tutti quanti avevano gioiosamente votato la legge in questione, che però avrebbe quasi certamente avuto l'effetto collaterale di esporre una moltitudine di persone (per lo più uomini) ad accuse postume di violenza, trovandosi nella non semplice situazione di dover dimostrare la propria innocenza. Quindi in una situazione di inversione di onere della prova, per lo più in un contesto in cui la dimostrazione di aver ottenuto il "consenso libero e attuale" parrebbe piuttosto ardua. E' chiaro che ogni rapporto deve essere consensuale e volontario, ma così ogni trombata (mi si passi il francesismo) diventerebbe ex post una roulette russa.
Come si fa a non voler tornare via subito, tra l'altro a vivere in condizioni non dissimili da quelle della famiglia nel bosco?
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